Gottardi Angelo

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Chi è Angelo Gottardi, Angelo Gottardi

Ecclesiastico, architetto, nacque a Verona, nella parrocchia di Santa Maria in Organo il 20 giugno 1826. Studiò in seminario ove ebbe, come docente di matematica, il Servo di Dio Nicola Mazza, dal quale apprese la precisione del calcolo e l’amore per la beneficenza. Ordinato sacerdote nel 1850, ma due anni avanti – quando ferveva l’entusiasmo per l’indipendenza nazionale – il giovane Gottardi aveva partecipato alle manifestazioni del 1848 anche perché, nella sua famiglia, vibrava lo spirito risorgimentale. Esercitò il ministero pastorale a Ferrara di Monte Baldo, Concamarise, Cadidavid in provincia di Verona e a San Fermo Maggiore in città. Insegnò disegno in seminario e per trentatrè anni fu il cappellano dell’Istituto “Figlie di Gesù” di Santa Maria della Scala; ottenne il titolo di abate.
Più che nella chiesa, però, (anche se dalle testimonianze dei contemporanei risultò un sacerdote piissimo e pieno di attenzioni per la gente più umile) lasciò la propria impronta nell’architettura, con un suo particolarissimo e singolare tipo di apostolato, onorando il Signore con la costruzione di edifici sacri. All’inizio fu molto vicino al chiaro e solenne neoclassicismo dominante, ben documentato nella Verona d’età asburgica da Giuseppe Barbieri e Bartolomeo Giuliari. Cominciò a dedicarsi all’architettura dopo gli anni ’40 e le sue prime realizzazioni – il prospetto a pronao ionico della chiesa di Vestenanuova (VR) (1843-1853) e quello con lesene corinzie della chiesa di Mambrotta di San Martino B. A. (VR) – sono sotto l’influsso della tradizione neoclassica. Come lo sarà anche la facciata della Parrocchiale di Bussolengo (VR), eseguita nel 1870, a lesene di ordine corinzio e grande cimasa con rilievo scultoreo; mentre fu di accento palladiano quella di San Lorenzo a Soave (VR) (1877-1884) dove Gottardi intervenne ampliando la chiesa precedente.
Nel contempo, mentre esercitava l’architettura, non dimenticava le sue funzioni di sacerdote e di attento cultore delle cose belle: inculcava ai giovani la musica (era un buon chitarrista, insegnava canto), regalava il suo modico stipendio alla povera gente, lavorava gratuitamente per chiunque ne avesse bisogno.
Intanto la sua fama di ottimo disegnatore, di buon architetto lo aveva fatto cooptare in molte cure apostolico-culturali (il Vescovo lo aveva voluto nella Commissione delle opere delle chiese) e il municipio lo aveva scelto quale rappresentante nelle commissioni d’ornato e in quella per i restauri; fu membro in quella per i monumenti e l’archeologia.
Dopo l’Unità, seguendo l’orientamento già intrapreso a Verona da Giacomo Franco, don Gottardì inserì la propria produzione nel filone neomedievalista. Dapprima con rimandi all’eclettismo – come nella composita facciata della chiesa di Cazzano di Tramigna (VR) (1870) in cui si mescolano elementi romantici, gotici e venezianeggianti, poi con un prevalere di schemi romanici, sul modello di San Zeno, come nella chiesa di Marzana (VR) e nel rinnovamento di Santa Maria Assunta a Tregnago (VR) (1879): in questa – forse la più significativa tra le opere del Gottardi – la tripartizione della facciata, le gallerie ad archetti e la policromia lombardesca del rivestimento in tufo e cotto si rifanno allo splendore della cattedrale di Lonigo (VI) che il suo amico architetto Franco aveva da poco terminato. Amò tutti gli stili, ma quello che più gradì quando, dopo gli anni ’70 consacrò le sue giornate ad un lavoro indefesso e fortemente conteso dai sacerdoti veronesi, fu il gotico. Infatti, le piccole chiese costruite in quegli anni, si rifanno a tipologie derivanti dai vecchi modelli gotici di San Bernardino e di San Tommaso (a Verona) ch’egli aveva studiato con particolare cura. Furono le chiese dei paesi veronesi di Engazzà di Salizzole, Mezzane di Sotto (1871-1889), Cellore d’Illasi (1880), Ferrara di Monte Baldo (1886-1890) che riproducono, con poche varianti, uno schema divenuto consueto: portale cuspidato, fiancheggiato da alte bifore, arcatelle di coronamento e piloni laterali con guglie a tabernacolo. La chiesa di Casaleone (VR) (1885), il campanile e il portale di Roncanova di Gazzo V.se (VR) denunciano un romanico-gotico appesantito e preannunciano il declino del periodo neomedievalista. Con la chiesa di San Briccio di Lavagno (VR), nel 1885, e con la facciata della Parrocchiale di Incanale di Rivoli V.se (VR) – entrambe caratterizzate dall’uso della serliana – Gottardi rivolse le sue attenzioni alle forme neocinquecentesche.
Secondo Giuseppe Trecca – un sacerdote architetto che ne tracciò la biografia – don Angelo Gottardi costruì, ampliò, restaurò più di settanta chiese. Oltre a quelle citate edificò quelle di Orgiano (Vicenza), Lobia di San Bonifacio (VR) e San Giorgio di Bosco Chiesanuova (VR); portò a compimento il campanile di San Michele Extra di Verona, rinnovò il presbiterio delle chiese di Illasi (VR) e di Quinto di Valpantena (VR), fece voltare da ovest ad est la facciata della chiesa di San Rocco a Soave (VR). Ingrandì le chiese veronesi di Bonavigo, Piovezzano, Quinzano, Roveredo di Guà, Cancello, Cerea, Velo Veronese. Modificò o restaurò quelle di Baunio (a Domodossola), quelle veronesi di Bagnolo di Nogarole Rocca, Bardolino (facciata), Bonferraro, Buttapietra (oratorio), Caldierino (campanile) Nogara, Raldon, Roveré Veronese, San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Caldiero (facciata), Canedole, Castagnaro, Bosco Chiesanuova (chiesa, asilo, scuole), Colognola ai Colli, Dossobuono, Erbezzo., Lugo, Lugagnano, Soave (facciata), Torri del Benàco, Villafranca (pavimento e balaustre).
Edificò chiese nelle missioni cattoliche: in Africa a Helovan nei pressi del Cairo, in America del Sud a Nuova Trento nei pressi di San Paolo del Brasile.
Restaurò la facciata di Sant’Anastasia, intervenne nella cripta di Santa Maria in Organo, nel battistero di San Fermo, nella facciata e nel soffitto di San Tommaso, nel coro, nella cripta e nella cantoria di Santo Stefano, anche queste chiese di Verona città.
Non disdegnò l’edilizia civile (palazzo Dionisi a Verona e palazzo Trezza a Sommacampagna (VR)). Lasciò parecchi studi architettonici e progetti d’opere non realizzate: tutto il materiale è conservato nella Sezione stampe della Biblioteca civica di Verona.
Morì povero, come aveva vissuto, dopo una vita laboriosa e austera: era il 30 gennaio 1911.

Bibliografia: Giuseppe Trecca, “In memoria del cav. Don Angelo Gottardi”, Verona, Annichini, 1911; Giuseppe Conforti, “Gottardi Angelo”, in “L’architettura a Verona dal periodo napoleonico all’età contemporanea”, a cura di P. Brugnoli e A. Sandrini, Verona, Banca Popolare di Verona, 1994, pp. 454-458; Michele Gragnato, “Gottardi Angelo”, in “Dizionario biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 440-441.

Giancarlo Volpato

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