“A cent’anni dalla morte Verona celebra lo scultore Ugo Zannoni”… a cura di Giuseppe Corrà RICORRENZE – 13

…a cura di Giuseppe Corrà

Aforismi penna

A cent’anni dalla morte Verona celebra lo scultore Ugo Zannoni
Più noto all’estero che in casa propria

Ugo Zannoni, scultore

Cent’anni fa nel giugno del 1919 moriva l’artista Ugo Zannoni. Quest’anno Verona si ricorda di lui con due iniziative concomitanti. La comunità stimmatina di via Carlo Montanari di Verona ha inaugurato il 12 giugno scorso, festa di San Gaspare Bertoni, fondatore della Congregazione delle Sacre Stimmate, una grande sala che raccoglie una quarantina delle opere dello scultore tra statue in marmo e  bozzetti preparatori in gesso da lui eseguiti e firmati. Il Comune di Verona aprirà dal 27 giugno prossimo una mostra dal titolo “La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919)”, raccolta nella Galleria di Arte Moderna Achille Forti a Palazzo della Ragione in Verona dove rimarrà aperta fino al 31 gennaio del 2021.

Ugo Zannoni, la sala della mostra

Ma perché una grande sala dedicata allo scultore nella casa madre della congregazione degli stimmatini?
Perché qui era di casa l’artista, uno tra i maggiori scultori dell’Ottocento. Di lui in città si possono ammirare la  statua di Dante Alighieri nella Piazza dei Signori, i busti di Michele Sanmicheli e di Nicola Mazza nella chiesa di San Tommaso Cantuariense, sempre nella stessa chiesa, il gruppo scultoreo per l’altare Dolcetti, numerose tombe nobiliari nel Cimitero monumentale, alcuni busti nella protomoteca cittadina (oggi ospitata alla biblioteca civica di Verona) ed il monumento ad Aleardo Aleardi.

Ugo Zannoni, bozzetti

Ma non si può nemmeno dimenticare che per ben 11 anni (1904-1915) Zannoni insegnò disegno ed arte plastica alla Scuola del Patronato operaio in funzione alle Stimate dal 1904.
E alle Stimate lo scultore aveva pure il proprio atelier che si affacciava sul cortile interno della scuola. Un ambiente spazioso, ricco dei propri lavori, delle acquisizioni di opere altrui da lui scelte e comprate e dei modelli di studio che adoperava nell’insegnamento.
Segno del suo attaccamento a questa “residenza” si possono considerare le cinque statue da lui realizzate per la chiesa delle Terese, luogo di culto del Patronato e poi Santuario dedicato alla Madonna di Lourdes in Cittadella. Un santuario che sorgeva dove oggi si trova il Teatro alle Stimate. Quattro di esse (le statue di San Luigi, di San Giuseppe con il Bambino, di Santa Teresa d’Avila e del Buon Pastore) adornavano gli altari laterali della chiesa. La quinta, una grandiosa statua della Madonna (alta metri 2,65), era collocata nella grotta, imitazione di quella di Lourdes, posta in alto dietro l’altare maggiore.

Il buon Pastore di Ugo Zannoni

Nel 1945 quel Santuario subì gravissimi danni durante un bombardamento alleato scatenato sulla città di Verona, ma le statue vennero recuperate pressoché indenni ed ora si trovano al nuovo Santuario dedicato alla Madonna di Lourdes che domina la città di Verona dal colle San Leonardo, sulle fondamenta dell’omonimo forte austriaco. La statua del Buon Pastore, invece, si trova nel giardino della casa della comunità stimmatina di via Montanari.
Alla morte, per sua espressa volontà testamentaria, l’artista volle che i propri funerali venissero celebrati nel Santuario che tanto amava ed aveva collaborato ad adornare.
Dello scultore Zannoni gli Stimmatini possiedono anche parecchi bozzetti in gesso, finemente modellati e firmati. Lavori quest’ultimi frutto sicuro della sua mano, realizzati poi nel marmo in città e altrove e, soprattutto, per il Cimitero monumentale di Verona, luogo in cui si trova anche la tomba della sua famiglia, da lui progettata e realizzata.
C’è una curiosità che vale la pena di annotare nei riguardi di questi bozzetti in gesso: alcuni di essi si presentano nelle due possibili soluzioni studiate dal maestro. Soluzioni che egli sottoponeva all’esame dei committenti prima di realizzare l’opera definitiva in marmo perché potessero scegliere quella che più soddisfaceva le loro aspettative.
Insieme ai gessi di Zannoni agli Stimmatini rimane anche l’autoritratto in marmo dello scultore ed una statua realizzata di San Luigi Gonzaga, l’Immacolata di Lourdes pure in marmo, un bozzetto originale di quella grande Madonna presente ora al Santuario sul colle ed un piccolo bozzetto in bronzo dell’Addolorata, dono personale dell’autore al Superiore Generale degli Stimmatini di allora, padre Gian Battista Tomasi, una statua successivamente realizzata per il Santuario della Corona, altro luogo di culto impreziosito dall’opera di Zannoni.
A questi preziosi documenti dell’attività artistica dello scultore Ugo Zannoni, in occasione dei cento anni dalla morte, la comunità religiosa degli Stimmatini dedica dal 12 giugno scorso una significativa e bella sala al piano terra del proprio convento. Purtroppo, in clima di coronavirus Covid-19 per cui le visite del grande pubblico sono rimandate all’autunno prossimo.
Questa che è stata inaugurata il 12 è la prima  sala di un percorso museale che in seguito intende raccogliere i beni artistici acquisiti nel tempo dalla comunità delle Sacre Stimmate e che essa vuole rendere fruibili alla città.
Quaranta sono le produzioni di Zannoni raccolte e presentate in questo ampio spazio espositivo. Interessanti, in particolare, i bozzetti in gesso, opere trascurate nel passato, ma che ora vengono giustamente rivalutate in quanto sicure produzioni della mano dell’artista, mentre le opere finali, spesso, vedono la collaborazione della sua “bottega”.
La mostra si deve all’intuizione e al coordinamento di fratel Patrizio Orlandi, della comunità stimmatina, che ha operato con il sostegno dei propri superiori. Da sottolineare anche i preziosi consigli da lui ricevuti dagli esperti e la decisiva collaborazione per il restauro e lo studio delle opere offerto dalle allieve della Scuola di Restauro dell’Accademia delle Belle Arti di Verona. Esse hanno riportato quei gessi alla loro bellezza originale in cui è possibile ammirare la mano felice e splendida con cui Zannoni lavorava la materia nell’intento riuscito di darle vita e forma artistica.
Peccato davvero che la fama di questo scultore veronese sia più diffusa all’estero che a casa propria. Ma queste iniziative tendono proprio a cancellare questa dimenticanza.

Giuseppe Corrà

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