Puntata 45 – CAMPI D’ENERGIA UTOPICA: “LA POTENZA DEL RISO: Alcuni esempi di comicità letteraria. Ridere con le parole: Luigi Riccoboni detto Lelio (1676-1753)

…a cura di Laura Schram PighiPoesiaPer le tue domande, opinioni o suggerimenti
scrivi a >>> lauraschrampighi@gmail.com

45 – La potenza del riso: Alcuni esempi di comicità letteraria.

Ridere con le parole:
Luigi Riccoboni detto Lelio (1676-1753)
Non avrei mai pensato nell’aprile del 1954, un mese dopo la laurea sul teatro classico francese del SeicentoSettecento, che mi fosse offerta l’occasione di verificare la verità delle parole di Leopardi e di fare i primi incertissimi passi per un sentiero che avrei seguito poi per tutta la vita.
Infatti non è stata una mia scelta quella di occuparmi di Luigi Riccoboni detto Lelio modenese, attore della commedia dell’arte, amico e corrispondente da Parigi di Antonio Ludovico Muratori. E non potevo certo rinunciare all’opportunità di esprimere la mia gratitudine al professore che mi aveva guidato nella tesi di laurea, Vittorio Lugli, il quale mi proponeva di supplire all’assenza improvvisa alla Accademia muratoriana di Modena di un relatore che avrebbe dovuto presentare un suo studio sul Riccoboni. Lugli stesso non aveva tempo per occuparsene e pregava me di farlo. Alla seduta avrei potuto presentare oralmente lo schema del progetto di ricerca, in seguito avrei avuto tutto il tempo per preparare il mio testo per la stampa da consegnare alla Accademia per i prossimi annali. Mi attendevano tre anni di lavoro “disperatissimo” confluito più tardi anche in un intero corso universitario.
Nel primo articolo presentavo le critiche di tipo moralistico che Luigi Riccoboni detto Lelio, faceva al teatro di Molière, e Molière era il maestro di tutto il teatro comico francese e italiano, dunque anche di Goldoni (1707-1793). Quel Goldoni al tramonto, che per fuggire alla invidia e alle rivalità che gli rendevano impossibile la vita a Venezia, aveva accettato l’invito prestigioso del Re di Francia di trasferirsi a Parigi nel 1793 per far rivivere dopo quarant’anni il teatro italiano assente da quando era morto Luigi Riccoboni nel 1753.
Ma quello che si presentava come un incarico di grande prestigio, si rivelò un dramma per il sopraggiungere della Rivoluzione che abolì di colpo tutti gli aiuti economici agli artisti stipendiati dal re, portando Goldoni a morire di fame nel giro di pochi mesi.
Occuparmi di Luigi Riccoboni detto Lelio, significava dunque trovare i documenti sul teatro italiano in Francia dal Cinquecento al Settecento e questo mi ha portato per anni, con l’aiuto economico dell’Ambasciata francese di Roma, a vivere a più riprese per molti mesi a Parigi, dopo aver consultato invano le maggiori biblioteche italiane come Bologna, Modena, Venezia e la Nazionale di Firenze.
Solo nella critica francese ho potuto trovare l’unica monografia esistente sul Riccoboni, quella scritta da Xavier de Courville, Un apotre de l’art du théatre au XVIII siècle: Luigi Riccoboni dit Lelio, tome I (1676-1715), tome II (1716-1731) Paris, Droz, 1943. Era annunciata la prossima uscita di un terzo tomo su Luigi Riccoboni e il teatro italiano in Francia, che uscì difatti presso Slatkin di Ginevra ma solo nel 1969. Dunque era per me indispensabile incontrare al più presto Xavier De Courville, lui solo avrebbe potuto aiutarmi.
In Francia uno studioso di storia del teatro non può che abitare a Parigi e l’elenco del telefono mi diede infatti indirizzo e telefono. Fu così che conobbi le dernier Arlequin de France” come lui stesso si presentò quando andai a trovarlo a casa sua. La mia fortuna fu quella di essere “adottata” in pratica da lui e da sua moglie, una dolcissima Colombina, Jacqueline Casadesus, ottima musicista, sorella del grande pianista. Loro divennero la mia famiglia di Parigi; io vivevo in un pensionato per studentesse e passavo le mie giornate in biblioteca, ma due o tre volte la settimana facevo rapporto al professore su ciò che avevo letto, e ne discutevamo per tutto il giorno, interrotti solo dall’arrivo di deliziosi panini preparati da Jacqueline anche per le due figlie piccole che andavano ancora a scuola.
L’esauriente ritratto di Xavier De Courville che potete leggere su Google, dice molto di lui ma non può rendere la generosità di quell’uomo di teatro imprestato alla ricerca universitaria. “La casta” accademica francese, concentrata a Parigi, lo aveva ammesso alla aggrégation, il massimo grado accademico, ma lo aveva escluso dall’insegnamento universitario al quale quel titolo gli dava diritto. Perché De Courville faceva per vivere anche l’attore nel ruolo di Arlecchino, cosa assolutamente disdicevole per un titolare universitario. De Courville me ne parlò una sola volta a lungo, perché sapeva che anch’io venivo da un ambiente italiano molto simile a quello francese e potevo capire bene la sua situazione.

Laura Schram Pighi – (45 continua)

↓