Mardersteig Giovanni (Hans)

…a cura di Giancarlo Volpato

Poesia

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Chi è Giovanni (Hans) Mardersteig,Giovanni Mardersteig


Tipografo, “principe degli stampatori”, umanista, nacque a Weimar (Germania) l’8 gennaio 1892 figlio di un importante avvocato e di Clara Bläser; per volere del padre seguì gli studi di giurisprudenza a Vienna, Kiel e Bonn laureandosi a Jena: non esercitò mai la professione legale dedicandosi già da subito all’arte della stampa che fu la passione della sua vita. Dopo un breve apprendistato nella celebre tipografia Serpentis, fondò una rivista “Genius” a Lipsia dove collaborarono Franz Kafka, Thomas Mann, Oskar Kokoschka ed altri rappresentanti del “Bauhaus”, la quale ebbe breve vita ma gli consentì un apprendistato fortissimo. Nel 1919 fondò l’Officina Bodoni in nome del grandissimo tipografo Giambattista Bodoni, parmense: la trasferì dapprima a Monaco di Baviera e nel 1921 approdò a Montagnola (Canton Ticino, Svizzera) dove il suo vicino di casa era Hermann Hesse. Grazie all’amico Marco Vasetta, acquistò (essendo, egli, di nazionalità straniera ed essendogli, quindi, vietata la possibilità) quasi tutti i punzoni e i caratteri palatini che era stati di Bodoni.
Qui, in Ticino, istituì il laboratorio del libro, con una legatoria incorporata e nel 1923 uscì la prima sua opera come stampatore l’Orphei Tragoedia di Agnolo Poliziano. Nel 1926, grazie anche ad Arnoldo Mondatori, vinse il concorso, voluto dal regime fascista, per la pubblicazione dell’Opera omnia di D’Annunzio e trasferì l’azienda in San Nazario e Celso in Verona presso gli stabilimenti della Mondadori; iniziava la collaborazione con Charles Malin, forse il più grande punzonista del Novecento. Acquistò casa in Valdonega, vi installò parte della sua officina, nel 1932 sposò Irmi Krayer, cominciò la collaborazione con le grandi case editrici che chiedevano a lui nuovi caratteri per la stampa: ne disegnò un alto numero che Malin realizzava; a Glasgow sbaragliò la concorrenza nel 1935 proponendo per la Collins il suo “Fontana” che fu poi usato come carattere ufficiale della più grande casa editrice del mondo; l’anno successivo creò il carattere “Zeno” dedicandolo al santo patrono della diocesi veronese cui consacrò anche un libro da lui redatto. Nel 1952 realizzerà il “Dante”, straordinario carattere di eleganza e pulizia, oggi utilizzato per la stampa di libri belli e graficamente superiori. Nel 1939 nacquero i Cento amici del libro con sede negli Stati Uniti che gli affideranno annualmente, sino al 1970, la stampa di un libro eccellente con caratteri “Griffo”, o “Zeno”, poi, “Dante”.
Terminate le pubblicazioni dannunziane nel 1936 (209 copie impresse con il torchio a mano, 2501 con quello meccanico) trasferì definitivamente in Valdonega la sua Officina Bodoni. La fama di Mardersteig e della sua opera aveva travalicato il mondo e tra i bibliofili dei cinque continenti era notissima la sua bravura. Aiutò don Giuseppe Turrini a mettere in salvo i codici della Biblioteca Capitolare di Verona perché si salvassero dai bombardamenti; nel 1946 ottenne la cittadinanza italiana e tradusse il suo nome in Giovanni. Accanto all’Officina Bodoni, nel 1947 fondò la Stamperia Valdonega che durò fino a quattro anni orsono e, dopo la sua morte, fu condotta dal figlio Martino. Strinse amicizia con i nomi della cultura non solo italiana; ma resta memorabile, su tutte, quella con Raffaele Mattioli, il banchiere-umanista illuminato (quello che, antifascista, era stato scelto dal fascista Mussolini, a salvare le banche italiane nel 1929) che aveva acquisito una piccola casa editrice d’eccellenza, la Ricciardi di Napoli: dal 1952 sino al 2009 uscì dai tipi ricciardiani (e mardersteighiani) la colossale e bellissima collana La letteratura italiana: storia e testi conosciuta e collezionata dalle biblioteche del mondo. In quell’anno, il Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, volle fare visita all’Officina Bodoni.
Cominciarono le mostre itineranti per le capitali europee dei libri realizzati in Valdonega ed egli non lesinò mai la sua presenza con conferenze importanti (era uomo coltissimo, raffinato ricercatore di storia del libro e dei caratteri che pubblicava scrivendo in una lingua italiana di rara bellezza); dopo la realizzazione del carattere “Dante” la vita professionale di Mardersteig non conobbe soste: fu onorato dall’amicizia dei più grandi tecnici della stampa da Stanley Morrison a Frederic Warde, da Warren Chappell a Hermann Zapf, dei bibliofili come Tammaro de Marinis; ottenne riconoscimenti in tutte le parti del mondo massimamente negli Stati Uniti ed in Inghilterra. In Italia gli furono conferiti il Premio Gutenberg e il Premio Bodoni, a Verona il Premio “San Zeno” e il “Cangrande”.
D’Annunzio lo definì “il principe degli stampatori” e, unico fra tutti i visitatori del Vittoriale degli Italiani, poteva essere ricevuto senza essere preannunciato. Fu uno studioso a tutto tondo poiché pubblicò opere importanti nella storia del libro e alla sua città d’adozione dedicò attenzione grandissima occupandosi della sua storia: a lui si devono alcune attribuzione corrette a Liberale da Verona, a Girolamo dai Libri; collaborarono con lui Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Massimo Campigli, Salvatore Fiume, Franz Masereel, Pietro Annigoni e molti altri.
Recuperò la nozione del tipografo-stampatore come unico protagonista della pubblicazione del libro e dai suoi torchi uscirono quelle opere che corrisposero al Credo dal lui scritto nel 1929: classiche, creative e innovative nello stesso tempo, esse risposero al concetto del “bel libro” che, nell’accezione mardersteighiana, significava unione armoniosa tra eccellenza del testo, eccellenza del suo illustratore, eccellenza dello stampatore. In tutte le sue pubblicazioni portò all’antico fulgore, attribuendone i valori originari, il colophon, la pulizia del frontespizio, la ricchezza e la varietà delle legature, la deliziosa armonia dei bianchi e dei neri che costituiscono – con la precisione studiata dei margini – la più mirabile costruzione della pagina stampata che l’editoria moderna conosca. Recuperò la nota al lettore, l’uguaglianza dell’inchiostro e della sua impressione, l’articolata gradazione dei colori fra i diversi corpi, la ben proporzionata separazione delle lettere e delle parole, l’uso appropriato dei caratteri, la ricercata cura dell’insieme e restituì alla carta il fascino che la riguardava. Lasciò a Verona un’eredità morale in nessun altro posto riscontrabile. Fece parte di istituzioni culturali di grande prestigio.
Scomparve a Verona il 27 dicembre 1977 e Verona lo onorò volendolo nel pantheon “Ingenio claris”.

Bibliografia: G. Mardersteig, L’Officina Bodoni: i libri e il mondo in un torchio: 1923-1977, Verona, Stamperia Valdonega, 1980; Giovanni Mardersteig stampatore, editore, umanista, a cura di F. Origoni e S. Marinelli, Verona, Valdonega, 1989; Giancarlo Volpato, Elementi paratestuali nelle opere pubblicate dall’Officina Bodoni di G. Mardersteig, in I dintorni del testo: approcci alla periferia del libro. Atti del convegno internazionale di Roma-Bologna 15-19 novembre 2004, Roma-Pisa, Serra, 2005, pp. 521-542; Giancarlo Volpato, Mardersteig Giovanni (Hans), in Dizionario Biografico dei Veronesi (secolo XX°), a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 518-520.

Giancarlo Volpato
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