Pubblicazione del libro “CORRADO BRUTTI – La mia vita da prete 1969-2019”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Elisa Zoppei… 58

…a cura di Elisa Zoppei

LAVAGNO (VR)

Esce in questi giorni, fresco di stampa, il nuovo libro dello scrittore lavagnese Renzo Zerbato, che in più occasioni è stato pubblicato nel “Condominionews”, sia come saggista di ricerca storica, che come poeta. Questo libro è dedicato alla vita e alle opere di Don Corrado Brutti, parroco di Sant’Andrea (Frazione di Badia Calavena – Val d’Illasi), più conosciuto nel nostro territorio come il prete operaio. Zerbato lo ha incontrato il 30 novembre 2017, in occasione della presentazione del suo libro Io pittore per caso, organizzato  a Sant’Andrea, patria di “bogoni” e “bogonade”, presso il centro culturale LA CASA DI PEPER, sede dell’Ecomuseo. Un uomo in mezzo agli altri, in jeans e giubbino da pescatore, alla mano, simpatico, con la battuta pronta. Insomma non aveva nulla che, fra la gente lo facesse identificare come un sacerdote. Era proprio “uno fra gli altri”, come aveva scelto di essere: un prete operaio che per oltre 36 anni aveva svolto svariati mestieri fra i più umili e duri, vivendo materialmente la sua missione sacerdotale in costante servizio della Comunità, condividendo fatiche, umiliazioni e sudore, ma anche chiacchierate e forse qualche canto, con i lavoratori. L’incontro con questo uomo diventato prete per Amore verso l’Umanità più indigente e bisognosa, ha colpito profondamente il nostro Zerbato, che ama, come è noto, scrivere narrando storie di vita e di uomini. E come una freccia scoccata dal destino, sentì impellente il desiderio di conoscerlo, e di farlo conoscere. Prese a frequentarlo per “combinare insieme” la storia della sua vita, facendosela raccontare, raccogliendola pertanto dalla sua viva voce e fissandola sulla carta, per farla diventare un libro. Questo:

Il colore della copertina è rosso fiammante (tonalità uguale ai muri esterni della canonica), dove vediamo spiccare il titolo a caratteri bianchi: CORRADO BRUTTI e il sottotitolo La mia vita da prete 1969-2019. In fondo, al posto della casa editrice leggiamo Parrocchia di Sant’Andrea, 2019, a testimoniare che questo libro è frutto di una comune volontà collaborativa. L’immagine stilizzata del crocifisso è artisticamente ricavata da un ramo di quercia: un Cristo dalle grandi mani aperte, da intendere come simbolo dell’amore per “Sorella Povertà”, tanto cara all’anima francescana di Don Corrado.

Scritto con quella cadenza narrativa appassionata e appassionante che contraddistingue le opere di Renzo Zerbato, in questo libro l’autore si confonde nel protagonista e ne diventa l’io narrante e, pagina dopo pagina, vediamo emergere la figura di un uomo che con l’umiltà dei semplici e la forza dei grandi, cammina sulla terra seminandola, non solo di buone intenzioni, ma da un quotidiana offerta di un inestimabile dono d’amore. Il racconto si divide in tre parti che segnano i tre importanti passaggi di vita di Corrado. La prima va dall’infanzia, all’adolescenza e alla giovinezza, fino alla consacrazione al sacerdozio. La seconda parla della sua missione di prete operaio, la terza lo vede nella sua vita attuale di parroco di Sant’Andrea.
È nato, quasi per un segno del destino nel 1945, a Sant’Andrea, da una povera famiglia di montanari, arricchitasi anno dopo anno dell’arrivo di figli e figlie: undici in tutto fra i quali l’amatissima Agnese, colpita da una grave malattia infantile che le ha impedito di crescere e svilupparsi come gli altri. Racconta che nonostante questa avversità e il magro bilancio familiare lui e i suoli fratelli vivevano in perfetta armonia, felici di andare per boschi a raccogliere i frutti di stagione, portandosi Agnese appresso. I suoi genitori si amavano e la madre, donna dolce, cui spesso toccava essere autoritaria al posto del padre lontano per lavoro, aveva una bella voce e mentre stirava cantava qualche antica canzone popolare. Era bello cantare e fare festa tutti insieme. Lui era un ragazzino vivace amico di tutti, e anche se serviva messa e accompagnava i sacerdoti nei funerali, ne combinava di tutti i colori. Amava giocare a calcio ed eccelleva in tutte le discipline sportive: salto in alto, in lungo, corsa ecc… La sua vocazione sbocciò in modo spontaneo e naturale essendo cresciuto in una famiglia la cui vita era stata sempre casa, lavoro e chiesa. Negli anni di Seminario pur con l’obbligo della tonaca, continuò a saltare i fossi e a tirar calci al pallone. E nel prosieguo della vita sacerdotale, e ancor oggi, indossa la veste talare solo per le celebrazioni sacre, volendo essere prima di tutto “un uomo”. Afferma che anche da morto vuole essere seppellito vestito da uomo.

La Prima Messa

Ed eccolo finalmente alla prima messa (2 luglio 1969), ma al posto del calice d’oro ornato di gemme, preferì in regalo la lambretta perché per dir messa poteva andare bene anche un bicchiere qualunque. E di questo passo, di contestazione in contestazione sia contro le prediche oratorie fuori tempo, da rinnovare rendendo contemporaneo e vicino alla gente il messaggio evangelico senza lo spettro pauroso dei diavoli, del peccato dell’inferno, sia considerando la confessione un atto comunitario di persone che si riuniscono e pregano insieme consapevoli che da soli non sono niente e hanno bisogno di Dio per andare avanti nel proprio cammino, si fece avanti l’idea di un modo diverso di essere sacerdoti. Per prima cosa anche i preti dovevano guadagnarsi da vivere andando a lavorare. Dovevano conoscere il mondo  sperimentandolo personalmente diventando PRETI OPERAI. Il novello sacerdote ci riuscì.
Egli e altri tre compagni pronti a fare la nuova esperienza, con l’approvazione della Curia lasciarono le rispettive canoniche e si avventurarono sulle strade del mondo…
Si può dire che la vera vita di don Corrado cominciò là a san Giovanni Lupatoto (Verona) in quella grande casa presa in affitto nella corte Cà dei Sordi, dove poter far vivere “una chiesa di fraternità libera e povera. Una chiesa che comunica con gli uomini, entra nelle loro case, che incontra e ama tutti; una chiesa, umile, piena di fiducia, che perdona e non ha fretta di separare il grano dalla zizzania, il giusto dal peccatore”.

Dalla parole scritte sui risvolti delle copertine emerge la figura dell’uomo, che fin dai primi anni di sacerdozio, ha preferito la vita comunitaria, rinunciando ad ogni privilegio legato alla carriera ecclesiastica. È stato un operaio prete che aveva deciso che sulla Terra c’era urgente bisogno di amore e che l’eternità poteva aspettare. Coinvolto sovente, direttamente ed emotivamente, nelle problematiche degli uomini e delle donne del suo tempo, credeva e crede, senza “se” e senza “ma”, nell’accoglienza dei poveri, di chi scappa dalla guerra e di chi ha bisogno di aiuto o semplicemente spera di poter vivere una vita dignitosa, pur riconoscendo che la realtà a volte rende difficile garantire i diritti di tutti. È sempre stato convinto che non si cambia l’umanità distruggendola, ma abbracciando anche quella diversa da noi. Continua a credere fermamente, vivendolo ogni giorno, nell’incontro e nel confronto con gli altri, piuttosto che nella predica solitaria fatta dall’altare. Perciò in occasione, del periodo dell’ Avvento e della Quaresima, ama riunirsi attorno a quell’altare della famiglia, rappresentato dal tavolo, e proporre una pagina del Vangelo, calandola nel mondo di oggi, in un confronto dialettico aperto. Cerca la gente per raccontare il suo credo, non da maestro, ma come servitore della Parola di Dio, ricordando che non basta la dottrina per essere buoni cristiani…

Quarta di copertina

Ho letto con partecipazione ed emozione questo libro e l’ho sentito come una testimonianza, non gridata, ma coraggiosa di un uomo capace di spendere la propria vita per farsi “prossimo” a tutti. Una testimonianza che, aldilà di questo primo e fondamentale aspetto, mi ha fatto anche rivivere alcuni momenti legati alla mia stessa esistenza. Con don Corrado ho rivissuto il periodo dei preti-operai, sebbene solo dal di fuori ed ho anche seguito il travaglio di questa non facile loro esperienza che, comunque, li ha sempre marchiati di colore o di puzza marxista. Come se l’amore verso i più poveri, combattere perché trionfi la giustizia e l’equità fosse marxismo e non, invece, cristianesimo autentico?
Ma ne ho conosciuti altri come don Corrado che, profondamente contagiati dal mondo operaio e dalla vita vera in esso respirata, hanno contrassegnato e vivono la loro esperienza sacerdotale in maniera del tutto personale e diversa che non permette loro di accettare modi antiquati di fare e di pensare perché la vita è un cammino continuo e non nostalgia del tempo passato.
Proprio per questo io ritengo che un libro come l’attuale, che dà speranza a chi lo legge, possa essere bene accolto anche da chi ha interesse per il futuro di questa nostra chiesa oggi in difficoltà. (Giuseppe Corrà)

È la storia di un uomo “nato prete” e che sempre, in tutta la sua vita si è sentito tale, come se il destino avesse scelto per lui la strada da percorrere. È la storia di un prete che prima di tutto è uomo, e come tale, vuole vivere in mezzo agli uomini, comprendendo fino in fondo la loro vita, vivendo come loro nella quotidianità, condividendo con loro la fatica del lavoro, le difficoltà della vita comunitaria dove nessuno ha più degli altri e ognuno contribuisce con i propri talenti alla sopravvivenza di tutti. (Giovanna Pedri)

Ho letto e amato questo libro dedicato alla vita di uno straordinario personaggio che ha camminato nella propria porzione di mondo con le proprie gambe, la propria testa, il proprio cuore, la propria fede in Dio e negli uomini…
Un Prete Operaio che ha messo tutta la vita a servizio della sua gente: in pianura, in montagna, per la strada, nelle case e in chiesa, seguendo imperterrito la sua idea di “Buon Pastore”. Quello che sente il bisogno di avvicinarsi alle sue pecore per stare in mezzo a loro, aiutarle nei loro bisogni materiali oltre che spirituali e nutrirle, con lavoro e fatti, della Parola di Dio.
Questa storia fa piovere luce sulla Chiesa vissuta nel senso vivo di Comunità dei Fedeli. Raccontata dall’Io narrante, fluente e schietto del protagonista stesso, e con parole così vere, concrete ed efficaci. Questa storia dà valore e onore al ministero sacerdotale, alla comunità ecclesiale e alla collettività sociale. Ma soprattutto apre a noi tutti le porte della speranza di sentirsi accolti e amati fra le braccia della Chiesa militante. (Elisa Zoppei)

Renzo Zerbato

 

 

 

 

Renzo Zerbato è nato nel 1941 a Lavagno Verona, dove vive con la moglie Lidia e il figlio Davide. Per note biografiche più dettagliate cliccare ⇒ Renzo Zerbato

 

 

Elisa Zoppei

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