Edizione Speciale * Carnevale 2019 *

 

…a cura di Anna Maria Matilde Filippozzi

Conosciamo le maschere

 

 Storia curiosità e origini

Pare che la più antica maschera di Carnevale sia Arlecchino.

Nata nel 1550 è una maschera della tradizione bergamasca ma affonda le sue radici nel paganesimo, addirittura secondo molti studiosi avrebbe origini diaboliche. La radice del nome Arlecchino, infatti, è germanica e sarebbe composta da due parole “Hölle König”, “Re dell’Inferno”. Nel tempo il termine si è evoluto in “Helleking” e successivamente in “Harlequin”. Gli antichi, soprattutto della tradizione agricola, tramandavano racconti di una figura demoniaca che sarebbe diventata proprio Arlecchino. Perfino Dante nella Divina Commedia situa un “Alichino” nell’inferno, specificando che si tratta di una figura di demone capo a sua volta di una schiera di demoni. Col tempo questa origine è stata soppiantata lasciando spazio solo alle caratteristiche della stessa maschera.

Fra le maschere italiane è certamente la più conosciuta e popolare. Diventò ben presto la maschera veneziana per eccellenza grazie a Carlo Goldoni che lo trasformò, nella sua commedia “Arlecchino servitore di due padroni”, da servitore sciocco a figura sveglia, furba, maliziosa e vincente: quasi diabolica … legata quindi alla sua origine.

Arlecchino ha un carattere stravagante e scapestrato. Ne combina di tutti i colori, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni dei quali è a servizio, ma non gliene va bene una. Arlecchino non è uno stupido, magari un po’ ingenuo, talvolta forse un po’ sciocco ma ricco di fantasia e immaginazione. In quanto a lavorare nemmeno a parlarne. Arlecchino è la più simpatica fra tutte le maschere. Ancora oggi, dai palcoscenici dei teatri o nel mezzo di una festa di carnevale, incanta e diverte il pubblico dei bambini e non solo.

Spesso finisce nei guai e la sua preoccupazione principale è la ricerca incessante di cibo: è sempre affamato! Si muove saltellando, fa piroette, inchini e capriole, inciampa e cade. A volte è complice del suo padrone, altre volte invece cerca di imbrogliarlo. Si dispera facilmente, ma sa anche consolarsi in fretta.

In mano ha un bastone di legno, il “batocio” che un tempo veniva utilizzato per girare la polenta e per condurre le mandrie al pascolo, che gli serve per darle e prenderle nelle liti in cui si imbatte.

È una maschera brillante e simpatica, si esprime con una voce stridula e canticchia invece di parlare.

Ne combina di tutti i colori, proprio come il suo costume!

 

Buon carnevale a tutti !

 

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