Dalla Rizza Ermenegilda

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Ermenegilda Dalla Rizza

Chi è Ermenegilda Dalla Rizza,

Cantante, soprano, Ermenegilda (conosciuta sempre come Gilda) Dalla Rizza nacque a Verona il 13 ottobre 1892. Figlia di un amministratore, Guglielmo e di Maria Pajola, casalinga, rimase orfana di padre all’età di otto anni. Allora, con la madre e il fratello, andò ad abitare a Sona nella casa degli zii materni, ricchi proprietari terrieri che curarono la sua educazione facendole compiere gli studi magistrali e dandole una forte formazione musicale avviandola allo studio del pianoforte e alla teoria. Manifestò precocemente delle doti vocali del tutto particolari: appena decenne cantò in un concerto nella chiesa di San Sebastiano di Verona: il giornale “L’Arena” ne riportò il successo.
Iniziarono da qui gli studi regolari di canto; allieva di Vittorio Ricci e di Giacomo Orefice, a Bologna, dimostrò di essere particolarmente dotata. Ancora allieva, fu ascoltata da un impresario e, appena ventenne, esordì al teatro Verdi della città felsinea nella parte di Carlotta nel Werther di Jules Massenet. Fu l’inizio di una carriera folgorante poiché la voce di Gilda Dalla Rizza fu quella di un soprano dall’ugola d’oro, capace di prestare il suo canto a quasi tutte le sfumature. Inoltre – e questo nobilitò la sua presenza sui palcoscenici del mondo – ella era dotata di grande capacità scenica.
Milano fu il centro del suo mondo poiché gli impresari, che si erano già accorti di lei, la lanciarono negli agoni mondiali.
A Novara cantò ne La forza del destino di Verdi e a Firenze ne La fanciulla del West di Giacomo Puccini. Quest’ultimo, sempre presente alle prime delle sue opere, ne fu entusiasta: da quel giorno – e per sempre – Gilda Dalla Rizza fu il soprano che il grande compositore volle nelle proprie opere: e la veronese non lo tradì mai. A lei egli scrisse delle lettere dove esaltava le sue interpretazioni che “rendono più belle le mie opere”. Emma Carelli, grande soprano dell’epoca, diventata manager, l’accolse nelle sue fila. Gilda Dalla Rizza andò al Teatro Costanzi di Roma (oggi Teatro dell’Opera). Eseguì, in prima assoluta, molte figure di opere: Ugual fortuna di Tommasini, La leggenda delle sette torri di Gasco, sostituì cantanti già celebri in Isabeau di Mascagni (che la ritenne la sua Musa diletta); la sua voce passò dalle pucciniane Manon Lescaut e Bohème a La falce di Catalani; La dannazione di Faust di Berlioz, il Lohengrin di Wagner, l’Iris di Mascagni la videro sempre a Roma e portò sulla scena, quasi impreparata (per sostituire una soprano ammalata) la Parisina di Mascagni: fu un successo.
Furono anni nei quali ebbe, come partners, le più grandi e celebri voci maschili: Tito Schipa, José Palet, Giuseppe Danise. Giulio Fregosi e molti altri.
Cominciò la sua lunga, ventennale trasferta nell’America Latina che si protrarrà sino al 1933 (la sua vita di artista passò, per anni, tra alcuni mesi al di là dell’oceano e l’Italia): calcò i palcoscenici di Buenos Aires (il famoso Teatro Colón dove si esibirono i più grandi cantanti), di Rio de Janeiro e di San Paolo in Brasile, di Santiago in Cile: quindici stagioni videro Gilda Dalla Rizza esibirsi in questi luoghi. Qui, oltre al suo repertorio pucciniano e mascagnano, ella portò Il cavaliere della rosa di R. Strauss che la volle dirigere, Cavalleria rusticana e tutte le opere che aveva interpretato in Italia: Enrico Caruso volle cantare con lei nella Manon Lescaut.
Alla Scala di Milano, il 26 dicembre 1915 esordì Il principe Igor di V. Borodin con la sua voce, poco dopo l’André Chénier di U. Giordano, I maestri cantori di Norimberga di Wagner e Huemac di De Rogatis. Furono, con la soprano veronese, Tito Schipa, Titta Ruffo, Giulio Crimi e altri cantanti.
Oltre a Siberia di Giordano e Tosca, fu il ruolo di Magda ne La rondine di Puccini che rese imperituro il nome di Gilda Dalla Rizza: la grande capacità di assimilazione e l’ormai notevolissima disinvoltura scenica del soprano, oltre a rendere Puccini meravigliato dalla bravura, contribuirono se non a lanciare nell’agone dei teatri l’opera, almeno a renderla non dimenticata (come accade ai giorni nostri). Andò a Montecarlo, dove si recherà altre volte, e il suo nome occupò le prime pagine. Canterà – poiché chiesero la sua presenza – con voci d’insuperabile grandezza: Mattia Battistini, Tito Schipa, Beniamino Gigli, Giacomo Lauri Volpi, Dimitri Smirnoff. Victor De Sabata la diresse per ben nove stagioni come aveva fatto prima Gino Marinuzzi. Proseguì, sui teatri italiani (Roma su tutti) e su quelli dell’America del Sud, il suo repertorio precedente andando ad aggiungere Madama Butterfly, Lodoletta di Mascagni ma, soprattutto, La traviata verdiana. Gilda Dalla Rizza si era sempre tenuta lontana dalle opere del compositore di Roncole di Busseto poiché riteneva che la sua voce non fosse sufficientemente adeguata alle esigenze delle “donne verdiane”. Il successo, invece, fu talmente strepitoso che il soprano veronese, che ripeté molte volte la prestazione, fu ritenuto come uno dei maggiori interpreti. La cantante passò alla storia per Suor Angelica (con la quale ottenne un travolgente successo), Gianni Schicchi, Il tabarro, un trittico pucciniano dove il compositore di Torre del Lago vide in lei l’ineguagliabile (come la definì in una lettera). Non si negò a nessuno laddove la sua voce poteva dare il meglio di sé: Mefistofele, L’amore dei tre re del veronese Italo Montemezzi (vedi questo Sito), Jacquerie di Marinuzzi, la figura di Consuelo in Anima allegra di F. Vittadini, quella di Marinella ne Il piccolo Marat mascagnano, quella di Anna Bianca ne La Palla de’ Mozzi, melodramma di Gioacchino Forzano e G. Marinuzzi. Ma sopra ogni figura, tra Buenos Aires, Montevideo e il S. Carlo di Napoli, Gilda Dalla Rizza vestì i panni di Francesca da Rimini e di Giulietta nel Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai: non lasciò più la figura dell’eroina shakespeariana perché l’autore la immortalò con i propri apprezzamenti ed ella la interpretò più volte.
Nel 1926 sposò Agostino Capuzzo, tenore padovano con il quale cantò, talvolta, insieme. Falstaff precedette Turandot, l’ultima opera pucciniana: per lei – e lo scrisse a chiare lettere – il compositore aveva pensato alla figura di Liù, la schiava.
La voce di Dalla Rizza, chiaramente intonata all’epoca verista nella quale ella visse, si prestava perfettamente alle figure che gli autori del tempo andavano componendo. Il teatro di Buenos Aires l’accolse, come avvenne in quel torno di tempo, assieme a Montecarlo, Milano, Napoli, per Arabella di Strauss che a Genova volle nuovamente dirigerla; proseguì con Debora e Joele di I. Pizzetti, La vida breve di M. de Falla, la Louise di G. Charpentier.
Gilda Dalla Rizza era perfettamente padrona dei personaggi interpretati poiché i fattori che l’avevano portata ad immedesimarsi si basavano senz’altro su una natura spontanea, ma anche su un’ottima quadratura tecnica e musicale. La sensibilità artistica fu affinata dalla comunanza artistica e dalla direzione di musicisti come Arturo Toscanini, V. De Sabata, G. Marinuzzi ed altri grandi della prima metà del Novecento. Si discostò un poco, nel giudizio, G. Lauri Volpi per il quale la voce di Gilda Dalla Rizza era “caratterizzata da inflessioni gutturali e nasali, non tecnicamente perfetta, ma rispondente egregiamente alle esigenze artistiche”.
Dopo ventisette anni di attività, con 58 spartiti nel proprio repertorio, il soprano si ritirò dalle scene: era il 1939. Si stabilì a Mira, nell’entroterra veneziano, si dedicò all’insegnamento alla cattedra di canto presso il conservatorio “B. Marcello” di Venezia perché voluta da Gian Francesco Malipiero; non tralasciò d’impartire lezioni private. Ebbe discepoli e discepole, famosissimi più tardi: citiamo, tra i molti, Paolo Badoer, G. D’Angelo, Anna Moffo, Elena Rizzieri. Nel 1942, per un evento di fraternità, reinterpretò Suor Angelica: una figura del suo cuore; fu così grande il successo che le fu proposto di ritornare a cantare. Rifiutò, proseguendo la sua attività d’insegnante: passò al conservatorio “G. Tartini” di Trieste e risiedette a Portogruaro, quindi ad Udine.
Ritiratisi completamente, marito e moglie furono accolti nel pensionato “Sturm”, casa di riposo di Bassano del Grappa. Nel 1963 Agostino Capuzzo scomparve e Gilda Dalla Rizza, vecchia e sola, vi rimase per altri quattro anni. In questo luogo sono presenti i ritratti di entrambi regalati da Paolo Badoer, il basso che fu allievo del soprano veronese. Poi, ella divenne ospite della casa di riposo per musicisti “G. Verdi” di Milano: qui si spense il 4 luglio 1975.
Considerata una delle più grandi cantanti, nella graduatoria stilata dal “Times” tra i soprani del Novecento, ella occupò il settimo posto.

Bibliografia: F. G. Rizzi, Gilda Dalla Rizza: verismo e bel canto, Venezia, Ed. T.C., 1964; Rodolfo Celletti, Le grandi voci, Roma, Ist. Per la collaborazione culturale, 1964, p. 167; Maurizio Tiberi, Dalla Rizza, Ermenegilda, in Dizionario Biografico Italiani, v. 32, Roma, Ist. Enc. It., 1986, pp. 24-31; Paolo Badoer, Gilda Dalla Rizza: la cantante prediletta di Giacomo Puccini, Abano Terme, Piovan, 1991; Giovanni Villani, Dalla Rizza Capuzzo Gilda, in Dizionario Biografico dei Veronesi (secolo XX), a cura di G.F. Viviani, Verona 2006, p. 272.

Giancarlo Volpato

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