Pubblicazione del volume “Mina. Una storia vera nata in Lessinia”… di Renzo Zerbato… segnalazione a cura di Elisa Zoppei… 52

…a cura di Elisa Zoppei

VAGO DI LAVAGNO (VR)

Renzo Zerbato Mina.  Una storia vera nata in Lessinia

Con il patrocinio della Regione Veneto, del Comune di Badia Calavena, della Pro Loco Sprea Cum Progno, del comune di Lavagno e con il contribuito dell’Università Popolare di Lavagno, in questo anno 2018 viene pubblicato il libro di Renzo Zerbato “Mina. Una storia vera nata in Lessinia” (Arti Grafiche Studio 83-VR). Introduzione di Clementina Presa che ne esalta il valore.

Sulla copertina in blu cobalto su fondo blu scuro la Vergine Annunziata di Antonello da Messina, dipinta dall’autore stesso, lui Pittore per caso. Un dono alla madre venuto dal suo cuore di figlio e dal suo riconosciuto talento pittorico. Il titolo “Mina” in caratteri bianchi risaltanti su un brillante tondo rosso, è il diminutivo della madre, Massimina Cappelletti, nata nel 1916, alla Fietta, antica contrada di Badia Calavena. Questo libro è dedicato a lei, alla storia della sua vita, narrata attraverso una meticolosa e documentata ricostruzione dei luoghi e degli eventi che hanno popolato la sua infanzia e l’hanno accompagnata al traguardo finale. È questo l’omaggio che Renzo Zerbato, valente autore di due raccolte poetiche nonché di numerose opere dedicate alla storia e alle storie del Lavagnese, pubblicate di seguito negli anni che vanno dal 2012 ad oggi, alcune con la collaborazione del prof. Giuseppe Corrà, ha voluto intitolare a sua madre. Lo fa in segno di dedizione e profonda gratitudine verso colei che lo ha messo al mondo, ponendolo in grado di usare le sue gambe per camminarci sopra e andare sempre avanti. A Lei riconosce il merito di averlo reso forte nella volontà di affermarsi nella vita, combattendo contro ogni ostacolo fatalmente causato dalla poliomielite che lo aveva colpito nei primi anni. La sua vita, sconfitte vittorie conquiste e le numerose pubblicazioni di cui sopra, è debitamente presentata nelle note biografiche dei risvolti di copertina.

Come è da sempre nel suo stile di narratore, Zerbato, inserisce la storia di sua madre all’interno di un panorama paesaggistico umano e ambientale caratteristico delle zone pedemontane dei Paesi Lessinici, resi vivi nel modus vivendi tradizionale della gente umile, povera ma saggia e tenace, in quotidiana lotta con la durezza di quei tempi, castigati da guerre fame ed epidemie, quando si lavorava solo per metar in tola una fetta di polenta o raramente un pezzo di pane. Però non mancava mai, se non casualmente, un fondo di solidarietà e un sorriso di speranza, insieme al rispetto per i riti domestico stagionali e la fede nella provvidenza.

Così per oltre due anni egli ha ficcato gli occhi e l’anima in una serrata documentazione raccolta negli archivi parrocchiali seminati in quelle zone, parlando con la gente oltre che con le carte, intervistando anziani, rispolverando ricordi… Producendo alla fine con certosina attenzione e appassionato amore un esemplare lavoro di ricerca storico sociale, corredato da eccezionale materiale fotografico. Un lavoro degno di essere annoverato fra i più completi e umanamente significativi del nostro territorio.

Il brano riporta un fatto che la dice lunga sul senso di questo libro: una bambina, Mina, che non ha mai avuto una bambola vera, un giorno salva dalle acque del Progno una bamboletta senza una gamba e ne farà il suo tesoro. Quella bambina diventata a sua volta madre aiuterà con ogni mezzo il suo bambino a servirsi delle sue gambe offese da una micidiale malattia e a fare i passi importanti della vita.

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