Ferrari Dalle Spade Giannino

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Giannino Ferrari Dalle Spade
Chi è Giannino Ferrari Dalle Spade,

Storico del diritto, professore universitario, nacque a Tregnago (VR) il 9 novembre 1885, da famiglia nobile sia per parte di padre, sia per quella della madre. Il primo, Ciro Ferrari, professore universitario, meteorologo e storico, rimase noto per avere scoperto “la legge che lega assieme isobare e isoterme coll’isocrona dei temporali”; la madre, Maria Franchini-Stappo, gli portò la fama di una famiglia ricca e onesta.
Compiuti gli studi liceali a Verona, si laureò a Padova (con una lunga permanenza ad Atene) con Nino Tamassia, forse lo storico del diritto più celebre di allora. La sua tesi, il diritto penale nelle Novelle di Leone il Filosofo, lo pose subito nell’area dei pochi studiosi della storia del diritto antico: quello greco-romano fu il vasto campo dei suoi interessi, ma predilesse quello alto-medievale. Bizantinista di valore sin dalla formazione, ebbe chiara, sin da subito, la certezza della supremazia del diritto romano da cui, assai spesso, derivò tutta la prassi giuridica successiva.
Insegnò subito diritto romano presso l’università di Ferrara, poi ritornò a Padova. Si perfezionò in Germania con una borsa di studio, vinse il concorso di professore a Messina alla fine del 1915 quando fu chiamato in guerra. Sottotenente, combatté nella Terza Armata nelle zone del Carso (fece parte di quei soldati costretti al primo ripiegamento sul Piave) e dell’Isonzo, con grande onore: si guadagnò la medaglia di bronzo e la croce di guerra. Dovette andare, anche, con il corpo d’occupazione in Macedonia.
Il periodo post-bellico fu, per Giannino Ferrari, tra i più intensi: nonostante la giovane età, fu chiamato a fare parte della Commissione d’armistizio a Spa e Parigi quale esperto giuridico; divenne membro della Commissione di governo e di plebiscito per l’Alta Slesia, capo di gabinetto dell’Alto Commissariato della Società delle Nazioni Unite, membro effettivo della Commissione giurisdizionale per i beni dei sudditi ex nemici. Rimase a disposizione del Ministero degli Esteri.
Nel 1921 s’iscrisse al partito nazionale fascista, vinse la cattedra di storia del diritto italiano a Siena nel 1922. Nel dicembre 1924 si trasferì all’ateneo di Firenze e quasi un anno dopo (15 ottobre 1925) pervenne all’università di Padova.
La sua fama di studioso si acuì in brevissimo tempo. Egli sosteneva la tesi – che poi gli studi riterranno perfettamente corretta – che il “diritto italico” è fonte comune di istituti giuridici romano-bizantini e di istituti greci: all’epoca, alcuni sostenevano la supremazia germanica, poi dichiarata infondata. Le sue lezioni patavine degli anni 1927-28 (poi pubblicate dal suo allievo Mario De’ Dominicis) sulla storia del diritto romano e le sue istituzioni rimasero fondamentali per gli studiosi futuri. Si dedicò alla papirologia: pubblicò un lavoro, pressoché sconosciuto fino ad allora, su La donazione nei papiri di Ravenna dove individuò l’uniformarsi delle norme di Giustiniano a quelle che si praticavano per consuetudine donando così, ai codici bizantini, quella sequenzialità ch’egli era sempre andato sostenendo.
Il primo novembre 1929, Giannino Ferrari Dalle Spade divenne rettore dell’ateneo di Padova: vi rimase per un biennio; durante questo breve mandato avocò a sé, con lo scopo d’incentivarle, la presidenza del Consorzio per l’incremento del materiale scientifico universitario e quella della storia della seconda università italiana più antica.
La morte del suo maestro Tamassia lo vide impegnato quale direttore dell’istituto di diritto romano, di professore di diritto antico comparato e di insegnamenti legati alla sua specializzazione. In quegli anni la sua attività scientifica spaziò fra molti temi e dalla sua mano uscì un alto numero di scritti: sempre, tuttavia, in essi aleggia la comune denominazione di una sostanziale continuità tra il diritto romano e quello moderno. La sua opera, Contributo alla storia del diritto volgare, suscitò diatribe con i professori tedeschi poiché in essa criticava la facilità con la quale questi ultimi volevano ascrivere le modificazioni al diritto romano come direttamente originari da quelli d’oltre Alpe. Lo interessò molto l’eredità medievale; citiamo, a titolo d’esempio, la trasmissione diplomatica del diritto di Teodosio nonché l’interpretazione delle norme visigotiche, quella veneziana sui beni comunali. La Società delle Nazioni, nel 1935, lo nominò quale componente del Comitato centrale sul controllo dell’oppio. Collaborò alle maggiori istituzioni scientifiche italiane.
Furono anni di grande impegno per Giannino Ferrari: ma non dimenticò mai Tregnago dal momento che egli fu ispettore per il territorio per le opere archeologico-scientifiche, fu amico della parrocchia e si occupò pure della zona veronese. S’interessò, anche, della colonizzazione del continente africano.
Nel 1938 fu chiamato quale Commissario governativo dell’università di Trieste. Fondata nel 1924, essa era in cattive condizioni a causa dell’annosa controversia con l’Impero asburgico; alla presenza di Mussolini, egli dette avvio alla totale riqualificazione dell’ateneo giuliano (che divenne Studium Generale), istituendo la facoltà di giurisprudenza a cui, poi, si aggiunsero altre specializzazioni. Nello stesso periodo, pure assai preso dalle questioni amministrative e giuridiche della nuova università, pubblicò scritti sul diritto dell’Impero romano-cristiano dal quale, in verità, si sentì sempre attratto. Nel 1941 fece parte della commissione che mise in cattedra Norberto Bobbio (che, spiace dirlo ma la dolorosa realtà non va dimenticata, aveva dovuto prendere la tessera del partito nazionale fascista per potere partecipare al concorso). Negli stessi anni – ma lo aveva fatto anche prima – Ferrari Dalle Spade non si negò a nessuno, nemmeno ad Agostino Gemelli con cui ebbe rapporti non saltuari.
Nel 1942 il suo impegno triestino ebbe termine e in quell’anno uscì uno scritto, Considerazioni sul problema universitario: in esso l’illustre e celebre giurista lamentava la moltiplicazione degli istituti superiori e ribadiva che l’eccessivo numero di frequentanti alle università ne aveva, fatalmente, abbassato il livello scientifico e intellettuale. Quella grande nobiltà d’animo che aveva sempre dimostrato ebbe a soccombere, questa volta, di fronte a quella – certamente meno importante – della discendenza genealogica oltreché all’ideologia ch’egli aveva sempre abbracciato.
Egli fu Commendatore per meriti scientifici, dottore “honoris causa” dell’università di Atene, membro dell’Istituto veneto di scienze lettere ed arti di Venezia, dell’Accademia di scienze e lettere di Padova, oltreché, dal 1925, dell’Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona.
Una breve malattia fu fatale a Giannino Ferrari Dalle Spade; egli ritornò nella sua casa a Tregnago ove scomparve l’8 novembre 1943: aveva 58 anni. Se ne era andato, in silenzio, nella villa natale che un suo conterraneo, Roberto Da Ronco (meglio noto come Berto da Cogòlo: si veda questo Sito), aveva adornato d’uno splendido cancello in ferro battuto. Il suo archivio, con quello della famiglia, fu dato all’Istituto “Don Mazza” che lo conserva: la residenza del Collegio di questa istituzione è dedicata ai benefattori Clara e Giannino Ferrari Dalle Spade.
Negli anni Cinquanta, tutta la sua monumentale opera fu raccolta e pubblicata presso l’editore Giuffré di Milano: essa rimane un fulcro per la storia del diritto.
Nel 1966, il paese natale gli dedicò una via e, poco dopo, gl’intitolò la scuola media.

Bibliografia: Oltre alle recensioni sulle sue opere, sono da ricordare: Aldo Checchini, Giannino Ferrari Dalle Spade: 1885-1943, Padova, Tip. del Seminario, 1946; Carlo Lanza, Ferrari Dalle Spade, Giannino, in Dizionario Biografico Italiani, Roma, Ist. Enc. It., 1996, v. 46, pp. 675-679; Claudio Carcereri de’ Prati, Ferrari Dalle Spade Gianni (Giannino), in Dizionario Biografico dei Veronesi (secolo XX), a cura di G.F. Viviani, Verona 2006, pp. 358-359; Aldo Ridolfi, Giannino Ferrari dalle Spade: adesione al fascismo e cultura: una sintesi possibile?, “Note Mazziane”, a. XLV, n. 2 (apr.-giu.) 2010, pp. 95-101.

Giancarlo Volpato

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