Nutrimento Lucia

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Lucia Nutrimento

Chi è Lucia Nutrimento,

Filosofa, antifascista, docente, Lucia Nutrimento nacque a Verona il 4 luglio 1911. Giovane studiosa, dall’animo molto allegro ma costantemente teso alla riflessione, si laureò in filosofia all’Università di Padova. La figura esile, gli occhi scuri espressivi, il corpo già segnato, i capelli castani raccolti sul capo fecero di lei una donna conosciuta subito nell’ambito degli studi per la passione che ella mise nella costante tensione intellettuale.
Poco dopo la laurea Lucia Nutrimento pubblicò un libro che le valse molti buoni giudizi: “La definizione del bene in relazione al problema dell’ottimismo” dove la giovane filosofa indicava già quale sarebbe stato il suo percorso futuro basato sullo sguardo di ciò che di meglio il pensiero e la vita potevano offrire.
Iniziò ad insegnare filosofia e storia al Liceo-Ginnasio “Scipione Maffei” che fu il luogo sovrano della sua esistenza: il contatto con gli studenti era, per lei, l’elemento fondamentale del suo vivere: ella cercò d’inculcare loro l’amore per la riflessione, per la comprensione delle cose. Piuttosto silenziosa e non sempre attenta a soddisfare i desideri degli allievi, li amò di un amore così intenso – ma senza apparenze – che passava con loro giornate intere.
Viveva con la madre, non si sposò: ella sapeva di avere una vita difficile a causa di malattie articolari che la tormentarono per la vita. Ma non mancò mai dalla scuola: i suoi allievi (alcuni dei quali diventarono scienziati e professori di fama, trasferitisi soprattutto all’estero) la ricordarono per le giornate passate in Biblioteca civica (allora definita comunale) dove consigliava libri da leggere oppure a casa di lei intenti ad ascoltarla e a cogliere, in lei, la parte migliore per i loro studi.
S’iscrisse anche alla Facoltà di Giurisprudenza dove ebbe modo di conoscere il giovane professore Norberto Bobbio. Studiosa com’era, s’avvicinò alla tesi di laurea, ma – proprio allora – la Repubblica di Salò prese il sopravvento nella sua Verona. E non si volle laureare: attese la fine della guerra per farlo.
Già nel passato, l’antifascismo di Lucia Nutrimento non era passato inosservato. Nel silenzio – come fecero tutte le donne che aiutarono coloro che combatterono le idee del regime – ella aveva sempre dato le sue giornate, i suoi tempi ad adempiere quello che ella ritenne un dovere; la lotta per la libertà la coinvolse ed ella rispose con entusiasmo a rischio della sua stessa vita. Portava pacchi, sapientemente nascosti, sul treno tra Verona e Padova a seconda delle richieste, distribuiva le pubblicazioni clandestine di “Giustizia e Libertà”; veicolava con bigliettini nascosti nelle trecce dei suoi capelli dov’erano scritti messaggi segreti, tenendo collegamenti con le formazioni partigiane.
Venne arrestata dall’UPI (Ufficio Politico Investigativo) una delle molte polizie fasciste che aveva la sua sede nella caserma di fianco al Teatro Romano (là dove, tra l’altro, fu torturato e ucciso il colonnello Giovanni Fincato, pluridecorato): dimostrò, una volta ancora, la sua straordinaria capacità riuscendo a farsi rilasciare. Ma non per queste smise l’attività a favore di partigiani, resistenti, ricercati, detenuti.
Come noto, al carcere degli Scalzi, fu imprigionato anche Norberto Bobbio: sarà Lucia Nutrimento, assieme agli altri, che riuscirà a farlo liberare come accadrà per ulteriori eventi.
I Volontari della Libertà ricordarono sempre la “messaggera, fragile donna, dall’anima intrepida, eroica, generosissima”.
Nonostante la frenetica attività antifascista, ella non lasciò mai la scuola né abbandonò la voglia di scrivere saggi e libri. Uscivano commenti, introduzioni ad opere, riflessioni.
Da tempo, era stata tra le fondatrici del “Circolo filosofico Giuseppe Zamboni”, uno dei grandi studiosi veronesi e tra i filosofi più celebri del Novecento (Vedi questo Sito); i soci ricordarono le sue “eccezionali doti d’ingegno e di cultura, la bellezza e il candore dell’anima e l’esempio impareggiabile di fortezza” nel sopportare la sofferenza della malattia.
Si occupò di Montesquieu, di Fénelon, di Benjamin Constant, di Giambattista Vico. Dedicò studi a Manzoni; studiò la figura e il pensiero di Ida Vassalini (vedi questo Sito) facendone conoscere la filosofia di fondo. Già nel 1942 aveva pubblicato un’opera dal titolo “Sull’esito della filosofia”: una delle basi interessanti per riflettere quotidianamente sui momenti complessi e importanti della vita. Più tardi scrisse un libro sul Vangelo di San Giovanni dove Lucia Nutrimento, cattolica fervente ma piena di profonde domande, concluse – pressappoco – in questo modo: “Ciò che si legge maggiormente sono le esortazioni di Gesù, le quali si riducono a tre: saper conoscere, saper vedere, saper credere”. Tutta la sua tesi filosofica si basò su queste teorie: la ricerca e la capacità di vedere.
Tra gli ultimi suoi impegni scientifici vi furono la traduzione, l’introduzione e le note al testo di Sant’Agostino “Contro gli Accademici”: opera complessa, difficile, contrastata.
Piano a piano la malattia la ridusse quasi paralizzata: in carrozzella, accompagnata, ella non mancò mai dalla scuola; l’ultimo anno, poiché si era rifiutata di stare a casa, le fu preparata un’aula a piano terra dove gli studenti non mancarono mai. La scoliosi l’aveva letteralmente messa in ginocchio: ma Lucia Nutrimento non dette ragione alla malattia. Spiegò la storia contemporanea della Resistenza e della lotta per la libertà: mai proferì il suo nome tra coloro che si batterono; gli allievi appresero di questo suo impegno quando ella era già scomparsa.
Andò al Liceo anche l’ultimo giorno della sua vita: nel pomeriggio Norberto Bobbio sarebbe venuto a Verona. Arrivò a scuola e disse ad un collega: “penso che sia giunta l’ora, ma questa sera vieni a dirmi che cosa ha detto Bobbio”. Insegnò fino a mezzogiorno, pure nello spasimo che si manifestava sul volto e sul resto del corpo. Forse avrebbe voluto morire lì, tra i suoi ragazzi: ma fu portata a casa.
Si spense, nel silenzio del dolore, verso la sera: era il 12 dicembre 1959: aveva 48 anni.
Le cronache del tempo raccontarono che, a darle l’ultimo saluto, vi fu la scuola intera. Si dimenticarono di lei, invece, tutte le storie sulla Resistenza veronese: a tutte le donne che, nel silenzio, lavorarono mettendo a rischio la vita pur di abbattere regime fascista e nemici nazisti, accadde la medesima cosa.

Bibliografia: Giovanni Giulietti, “Ricordo di Lucia Nutrimento”, “Vita Veronese” gennaio 1960, pp. 70-72; Maria Vittoria Adami “Lucia Nutrimento, insegnante e filosofa, faro di libertà dei giovani”, “L’Arena”, 13 dicembre 2017, p. 52.

Giancarlo Volpato

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