Bollezzoli Maria

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Maria Bollezzoli

Religiosa, superiora per quasi un trentennio delle Pie Madri della Nigrizia, Maria Bollezzoli nacque a Verona il 25 gennaio 1828. Figlia unica di genitori non molto giovani, crebbe educata, buona e pia, come si conveniva alle fanciulle del tempo. Studiò con passione diplomandosi come maestra elementare. Ella manifestò – fin dalla più tenera età – il desiderio di consacrare la sua vita come religiosa: per questo incontrò notevoli resistenze nella famiglia soprattutto da parte della madre; Maria visse questo lungo periodo (del quale, in verità, poco si conosce) in maniera assai dolorosa: lo si deduce da una lettera scritta a padre Luigi Artini nel 1868.
La sua parrocchia era quella dei SS. Nazario e Celso dove esercitava le funzioni di parroco il beato Zefirino Agostini il quale sentiva tutta l’esigenza della collaborazione delle donne nel campo dell’educazione. Fu questo incontro – era il 1854 e Maria Bollezzoli era già maggiorenne – che aprì per lei il campo nel quale avrebbe dedicato la sua vita. Il santo sacerdote, con non poche difficoltà, il 1° novembre 1856 riuscì, provvidenzialmente, ad aprire alcuni locali in Via Muro Padri dando inizio alla “Scuola di Carità” per le bambine più povere: Maria Bollezzoli, Fiorenza Quaranta e Anna Rubinelli furono le prime sorelle, cui si aggiunsero altre nove volontarie, della Pia Unione “Sorelle Devote di S. Angela Merici”. Il piccolo seme crebbe abbastanza in fretta e da quel sodalizio nacquero due nuove famiglie nella Chiesa che perdurano ancora: l’“Istituto Orsoline Figlie di Maria Immacolata” e l’“Istituto Secolare S. Angela Merici”. Nonostante che il vescovo di Verona Benedetto Riccabona approvasse il regolamento il 23 ottobre 1856, Maria Bollezzoli esercitava il suo impegno di carità e di amore vivendo nella propria abitazione. Le Orsoline, in Santa Maria in Organo, ebbero la loro completa trasformazione il 21 luglio 1869 e la Nostra fu una di loro: qui, finalmente, ella fece la sua professione religiosa. Divenne assistente e segretaria della Compagnia, insegnava nella “Scuola di Carità” sia come maestra elementare sia come catechista, collaborava nell’Oratorio ed era la responsabile per coloro che chiedevano di entrare nel nuovo Istituto.
Nel 1874, don Antonio Squaranti, presbitero diocesano originario di Valdiporro e direttore dell’Istituto per le Missioni della Nigrizia, chiese a lei di fare la superiora dell’Istituto delle Suore missionarie ch’egli dirigeva; ma Maria Bollezzoli si ritenne indegna adducendo il motivo che le Orsoline avevano bisogno di lei. Egli vi ritornò con padre Stanislao Carcereri, di Cerro Veronese, camilliano, ch’era stato in missione nell’Africa Centrale. Pare che Daniele Comboni non abbia potuto entrare in diretto contatto con lei e avesse delegato padre Squaranti poiché il Santo di Limone aveva visto in lei la persona giusta per il suo grande disegno. Fu il card. Luigi di Canossa, vescovo di Verona, a farla decidere. In obbedienza, ella accettò e il 6 settembre 1874 Maria Bollezzoli fece il suo ingresso quale superiora delle “Pie Madri della Nigrizia”. “Ho trovato la donna di cui avevo bisogno”, scrisse Comboni dall’Africa.
Per la suora, ormai non certamente più tanto giovane, iniziava una nuova vita. Ed ella, la nuova arrivata, non sapeva molto del grande progetto del Santo fondatore. Prima di lei vi erano già Maria Caspi, Giuseppa Maria Scandola (v. questo Sito), Teresa Grigolini (v. questo Sito) ed altre che già assai bene avevano abbracciato il ruolo di donne missionarie che Comboni aveva previsto per loro. Da quel giorno, Maria Bollezzoli divenne novizia e, al tempo stesso, maestra delle novizie e superiora delle sei suore presenti. Fino al giorno della sua morte, toccò a lei guidare, educare, formare, amare le future missionarie dell’Africa, secondo un carisma ed una spiritualità a lei fino ad allora sconosciuti. Donna di fede e di profonda fiducia in Dio, esperta educatrice della gioventù femminile, mise a disposizione il suo bagaglio intellettuale, spirituale, i princìpi e i valori morali che fino ad allora l’avevano guidata e sostenuta. Si mise ad addestrare, in ogni senso, tutte le giovani sorelle che pensavano alla missione come obiettivo della loro vita.
Una delle cose più complicate e difficili furono le Regole che Maria Bollezzoli e le sue compagne avrebbero dovuto redigere per il nuovo Istituto che andava sorgendo. Padre Squaranti, presbitero diocesano, non poteva essere d’aiuto. Nella festa dell’Annunciazione del 1876, di ritorno dall’Africa, Mons. Comboni finalmente incontrò la Superiora da lui voluta. Per lei si aprirono mondi di spiritualità e di amore infinito per coloro che non conoscevano la parola del Signore. Quel giorno fu, per la sorella, probabilmente il più lungimirante della sua vita di donna consacrata. Avvennero i primi voti e le prime partenze per il continente nero delle sue consorelle. Il 12 agosto 1877 Comboni fu consacrato vescovo e, a Roma, volle anche la superiora del suo Istituto femminile. Le lettere, che il fondatore lasciò, ebbero sempre per la Bollezzoli, parole entusiastiche e di profonda riconoscenza.
Nell’ottobre 1881 Daniele Comboni venne a mancare e fu un colpo tremendo per entrambe le Congregazioni, maschile e femminile. Personalità sicura e ferma, la superiora – nel dolore infinito – si mostrò forte e precisa: ella dimostrò una sicurezza assoluta.
Come superiora – pure non andando mai in Africa né in nessun luogo di missione – Maria Bollezzoli ebbe sempre molto chiaro che cosa accadeva. A Comboni successe Mons. Francesco Sogaro che non ebbe una visione molto intelligente sulla funzione femminile dell’opera delle suore; vi fu la dolorosissima vicenda, durata troppo a lungo, della Mahdìa nella quale le sue sorelle subirono persecuzioni che lasciarono il segno (cfr., a tale proposito, la voce Teresa Grigolini, in questo Sito).
Nel 1895 fu eletto vescovo Antonio M. Roveggio (v. questo Sito): fu il vero, grande salvatore delle sorelle della Nigrizia; con lui le Pie Madri ebbero il riscatto che meritavano (l’unico momento di tensione si ebbe a proposito dell’amministrazione, poi risolto): nei suoi scritti il nuovo presule dimostrò sempre un atteggiamento paterno-fraterno di grande interesse e di sostegno verso la congregazione femminile. La grandezza d’animo di Maria Bollezzoli trovò in Roveggio un superiore, ma amico, uomo di umiltà e di fraternità assoluta. Lo scambio delle loro Lettere scrisse una pagina importante nella storia delle missioni veronesi.
La “Madre” delle Pie Madri fu costantemente rieletta superiora: tutte le suore – quelle lontane perché nei luoghi di missione – quelle vicine (perché nel convento di Santa Maria in Organo) la considerarono collaboratrice, sorella, confidente e l’amarono immensamente. Ammalatasi, si mise a letto per una decina di giorni senza mai più rialzarsi. Si spense nella Casa Madre il 23 aprile 1901.
Mons. Roveggio (che se ne andò l’anno successivo) fece pervenire il suo dolore e dalle consorelle pervenne la preghiera più dolce che una superiora poteva avere. Le sue spoglie mortali si trovano nella cappella di Casa Madre. Le successe suor Costanza Caldara.

Bibliografia: Tutte le storie delle Pie Madri della Nigrizia riportano notizie su Maria Bollezzoli, come pure gli scritti su Comboni, le missioni e le suore missionarie. Più specificatamente: Giovanni Barra, Umiltà feconda: Maria Bollezzoli, fondatrice delle Pie Madri della Nigrizia, Novara, L’Azione, 1958; Elisa Pezzi, L’Istituto Pie Madri della Nigrizia dalla morte del Fondatore alla morte della prima superiora generale, 1881-1901, Roma, s.n., 1987; Rosa María Baza Vega, Madre Maria Bollezzoli: prima superiora generale delle Pie Madri della Nigrizia (1874-1901): profilo biografico, Roma, “Archivio Madri Nigrizia”, a. 2, 2001, n. 2; Angelo Orlandi, Don Zefirino Agostini: nel suo tempo in nome del Vangelo: profilo storico-biografico, Verona, Novastampa, 2013; Giancarlo Volpato, Antonio M. Roveggio: instancabile erede di Comboni (1858-1902), Verona, Casa Ed. Mazziana, 2015.

Giancarlo Volpato

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