Stefani Aristide

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Chi è Aristide Stefani,

Medico fisiologo, scienziato, Aristide Stefani nacque a San Giovanni Ilarione (VR) il 15 settembre 1846. Egli era figlio del medico condotto del paese che era stato costretto ad emigrare dal mantovano perché perseguitato dagli austriaci. Dotato di straordinaria intelligenza, il giovane studiò nei licei veronesi e poi si laureò, in medicina e chirurgia, a Padova nel 1869 dove ebbe, come maestro, lo scienziato Filippo Lussana, uno dei maggiori fisiologi dell’epoca. Iniziò subito la carriera universitaria e cinque anni dopo fu chiamato a Ferrara ad insegnare fisiologia. Nel 1874 fu eletto preside della facoltà di medicina di quell’ateneo e, tre anni più tardi, gli fu affidata pure la direzione della Scuola di veterinaria prima che questa diventasse Facoltà. Convolò a nozze nel 1879, poi ancora preside oltreché professore ordinario di fisica sperimentale con l’insegnamento di patologia generale. Nel 1891 fu chiamato dall’ateneo di Padova dove successe al suo maestro nella cattedra di fisiologia pure mantenendo l’insegnamento a Ferrara per qualche anno; poi si stabilì nella città veneta dove insegnò sino al 1921 quando, per i suoi 75 anni, lasciò per la quiescenza.
Durante i molti anni universitari, Aristide Stefani esercitò con un’incredibile capacità l’attività di docente, molto aperto alle istanze della scienza e agli studi dei suoi allievi; andò in moltissimi atenei italiani e all’estero perché chiamato grazie alle sue ricerche che fecero, di lui, uno degli uomini più ammirati e conosciuti nell’ambito della fisiologia umana. In tutti i suoi lavori – molti e di estrema rilevanza per l’epoca – egli antepose il positivismo della ricerca e degli esiti della stessa ad ogni forma preconcetta e legata ad idealismi avulsi da quella che era la conoscenza della complessità dell’uomo.
Fece osservazioni sulla circolazione periferica, arrivando a dimostrare che il sistema vascolare reagiva a stimoli locali o centrali di carattere opposto: esso costituisce un magazzino di riserva per l’eccesso di massa sanguigna e, in particolari condizioni, dà origine ad una circolazione collaterale. Dimostrò che la diastole del cuore non è un processo passivo e studiò il significato e il determinismo dell’innervazione vagale cardiaca. I maggiori studi di Stefani si occuparono della corteccia cerebrale con i quali egli difese – contro i detrattori – ed assieme a Camillo Golgi, il concetto di unità del sistema nervoso opponendosi alla dottrina, allora piuttosto seguita, delle localizzazioni cerebrali.
Si occupò della eccitabilità delle cellule soprattutto a causa del processo chimico della nutrizione. I suoi studi lo lanciarono nell’agone europeo della ricerca anche per le ricerche sulla fisiologia dei tronchi nervosi periferici, sulle modalità di funzionamento dei centri spinali in rapporto all’innervazione; la sua fama, in particolare, gli derivò dalle ricerche sulla fisiologia del cervelletto e della circolazione che gli valsero, nel 1902, il maggiore riconoscimento ascritto agli studiosi: il Premio Reale dell’Accademia dei Lincei. Da quel giorno gli furono aperte tutte le porte delle Accademie e degli Istituti di prestigio. Tuttavia, nonostante la fama e l’innegabile bravura, egli era un uomo molto semplice, dedito al lavoro, appassionato del suo paese d’origine dove veniva tutti gli anni per un mese; quel San Giovanni Ilarione che l’aveva visto crescere da bambino non lo lasciò più.
Non vi furono elementi della fisiologia umana che Aristide Stefani non abbia toccato e riassunse i fondamenti delle sue ricerche in quattro opere che ebbero diffusione europea: la fisiologia del cuore e dei vasi sanguigni, i nervi regolatori del ricambio, il rapporto funzionale tra cervelletto e labirinto non acustico e la fisiologia dei nervi e dei centri nervosi; furono, questi, i quattro punti cardinali del suo lavoro sul quale, per molti anni, studiarono e migliorarono allievi, amici, scienziati e anche detrattori. Tra l’altro, si occupò anche della patologia carenziale (mancanza di cellule nervose nel cervello) che era sorto nell’ambito della polemica tra Cesare Lombroso (v. questo Sito) e Clodomiro Bonfigli.
Aristide Stefani volle interessarsi, anche, della pellagra. Egli viveva in un’epoca in cui la malattia imperversava soprattutto tra le famiglie contadine più povere. Quale presidente della Commissione pellagrologica di Padova, nel 1911, ipotizzò – tra i primi – che la malattia fosse dovuta all’assenza “di alcuni principi imponderabili, gli ormoni, che non sono stati isolati”; ma, aggiungeva, “è tutt’altro che provato che il mais sia per l’uomo alimento completo”. E formulò la necessità di associare vitamine poiché egli era certo che l’avitaminosi fosse alla base della pellagra stessa. Le sue ricerche furono subito messe in pratica e uno scienziato polacco studiò largamente la necessità di una nutrizione più ricca e meno legata all’unico prodotto per il quale molti contadini erano morti: Kazimierz Funk scoprì, così, quelle sostanze che furono denominate “vitamine”.
Dotato di una solida cultura umanistica, Aristide Stefani era legato alla scienza di Galileo, per nulla ermetica; amava la filosofia basata su una concezione meccanicistica e positivista, ma non escludendo affatto che molte delle sue dimostrazioni non potevano assolutamente essere solamente frutto di questa posizione; egli era, anche, uomo di fede dalla quale, però, sapeva bene scindere la ricerca e gli studi (di questa dicotomia scrisse molto bene la figlia Maria). Nei suoi scritti egli ammise, quando necessario, che di fronte alla giustizia e alla verità qualsiasi altra posizione non aveva ragione di essere. Così informò ogni suo operato anche quello dell’esercizio concreto della professione di medico.
Stefani fece parte dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Società delle Scienze dei XL, dell’Istituto veneto di scienze lettere e arti di Venezia (del quale fu anche presidente tra 1913 e 1914), dell’Accademia di Padova, dell’Accademia medico-chirurgica di Ferrara, di quella di Perugia e di quella di Bologna. Lo ebbero suo membro anche l’Accademia Virgiliana di Mantova, l’Olimpica di Vicenza, l’Accademia di medicina di Torino; l’Accademia di Agricoltura, scienze e lettere di Verona lo annoverò tra i suoi membri nel 1922.
Aristide Stefani scomparve a Padova il 24 aprile 1925. Per la sua morte si parlò di lutto nazionale della scienza italiana; al suo funerale furono presenti le autorità del suo paese natale com’egli, forse, avrebbe voluto. Per sua disposizione non si tennero discorsi ufficiali: sempre uguale nella sua modestia, probabilmente reputava non giusto attribuirgli tanti meriti che, invece, la scienza medica gli ha sempre tributato.
Verona gli ha intitolato il piazzale antistante l’Ospedale Maggiore di Borgo Trento; San Giovanni Ilarione ha dato il suo nome alla scuola primaria del paese; l’università di Padova gli ha dedicato la Casa dello studente.

Bibliografia: Luigi Scremin, “Fede e scienza in Aristide Stefani e Gregorio Ricci Curbastro, maestri eminenti dell’ateneo di Padova”, Padova, Tip. Antoniana, 1927; Maria Stefani, “Aristide Stefani nella semplicità della vita e nell’intimità del suo dramma spirituale”, Milano, Vita e Pensiero, 1930; Achille Roncato, “Aristide Stefani”, in “Il contributo veronese alle scienze mediche”, Verona, Bettinelli, 1949, pp. 116-129; “Aristide Stefani: scienziato dell’800 anticipatore della neurofisiologia: Atti del Convegno 20 dicembre 1990”, Ferrara 1992; “San Giovanni Ilarione: una società tra modernità e tradizione”, a cura di D. Bruni, M. Gecchele, G. Sartori, San Giovanni Ilarione, Pro loco, 2000; Giuseppe Ferrari, “Stefani Aristide”, in “Dizionario Biografico dei Veronesi (secolo XX°)”, a cura di G. F. Viviani, 2006, pp. 785-787.

Giancarlo Volpato

Foto da Wikipedia

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