De Maj Bianca (ps. di Miglio Agnese)

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Chi è Bianca De Maj (ps. di Agnese Miglio),

Scrittrice, Agnese Miglio nacque a San Bonifacio (VR) il 30 marzo 1879. In quel momento, il padre Alfonso, musicista e militare (già maestro della banda del 14° Reggimento Fanteria) e la madre Eulalia Simoni risiedevano a Verona, ma ella venne al mondo nel paese più orientale della provincia poiché il padre, originario di Napoli, era allora maestro della banda del paese.
I primi anni della futura scrittrice passarono tra permanenze nella città di Verona, spostamenti anche in San Bonifacio e, probabilmente, nei luoghi ove il padre si trasferiva giacché egli diresse svariate bande musicali (a Milazzo in Sicilia, a Mestre), sinché divenne il direttore dell’Istituto Filarmonico di Bassano del Grappa nel 1889; alla chiusura di questo, la famiglia Miglio si trasferì nuovamente a Verona. Non è facile sapere quale percorso di studi abbia seguito la giovane Agnese, ma appare probabile ch’ella abbia appreso assai bene quelli tecnico-ragioneristici poiché il suo impiego sarà proprio all’interno dell’amministrazione di un’azienda. Fu, forse, proprio questo lavoro che le consentì una strada che la porterà alla notorietà.
Da Verona, Agnese Miglio si trasferì a Milano presumibilmente intorno alla fine della prima decade del Novecento poiché ella apparve già presente nel 1915 nella città lombarda dove una sua sorella era già presente sin dal 1909 avendo sposato (come accadrà alla nostra scrittrice, un editore: quel Bestetti che costruì un’importante azienda di stampa con Tumminelli). Qui Agnese Miglio s’impiegò nella Casa editrice Quintieri per la quale, nel 1916, pubblicò il suo primo libro, Piccolo esploratore, va! un racconto per ragazzi che avrà, nel tempo, un notevole successo grazie a molte riedizioni (soprattutto in epoca in cui andò sempre più affermandosi il movimento scoutistico). Esordì mutando il proprio nome ed assumendo quello che poi le rimase e per il quale divenne nota: Bianca De Maj; uno pseudonimo che la scrittrice utilizzò sempre e con il quale firmò tutte le opere. Non era certo giovanissima l’autrice quando cominciò, in lei, a manifestarsi quel certo talento letterario che la porterà – con una velocità davvero sorprendente – a pubblicare romanzi, opere, racconti e a cimentarsi in un agone, come quello letterario, niente affatto facile. La fortuna del suo primo libro d’esordio (tra l’altro, splendidamente illustrato da Renato Salvadori) la portò a pubblicare l’anno successivo e, di seguito, altre opere.
Erano gli anni della guerra tremenda in cui il suo cugino Renato Simoni, noto come giornalista, commediografo e critico, dirigeva “La tradotta”, la più straordinaria e innovativa rivista che portava le notizie e le letture al fronte subito dopo la disfatta di Caporetto; quel Salvadori, che lavorò per lei, e il grande Antonio Rubino illustrarono quell’impresa grazie al giovane Arnoldo Mondadori che la portava personalmente alle prime linee. Crediamo che anche la voce di Bianca De Maj non sia passata inosservata in quei frangenti. Non sarà del tutto inutile ricordare, oltre alla parentela con uno degli uomini più celebri dell’epoca, anche quella con lo scienziato Abramo Massalongo: la nonna della scrittrice era sorella dell’illustre lichenologo tregnaghese.
Nel 1918, ella sposò Riccardo Quintieri, suo datore di lavoro, suo editore e divenne l’amministratrice dell’azienda: con essa la scrittrice pubblicò quasi tutti i suoi libri fino a che le sorti dell’impresa ressero in maniera positiva. La casa editrice Quintieri, tra l’altro, nella storia della stampa milanese (ma non solo) occupò un proprio spazio assai dignitoso; calabrese, trapiantato nella città lombarda, laureato in legge, Riccardo Quintieri fondò, assieme ad altri “L’Eco della stampa”, partecipò ad una serie piuttosto elevata di attività imprenditoriali nel campo della stampa e dell’editoria.
La storia della vita di Bianca De Maj e del suo lavoro è tutta leggibile – con occhio attento e critico – nelle opere che la stessa venne pubblicando. Quando le sorti della casa editrice cominciarono, probabilmente, a diventare più serie, ella stessa iniziò a pubblicare con editori di grande peso quali Treves, ad esempio, che, nel 1927, dette alle stampe “La bottega del libraio”, impietosa e reale storia del declino della Quintieri edizioni. L’anno successivo vide la luce quello che è considerato il suo libro migliore “Pagare e tacere” dove l’autrice raccontò per davvero la storia dolorosa della fine della propria casa editrice. Quest’opera conquistò il primo posto nella prima edizione del “Premio dei Trenta” (che si teneva in quell’anno) con sede a Livorno dove, fra i giurati, siedevano i maggiori letterati dell’epoca. Questo romanzo, nel 1938, uscì in traduzione tedesca a Monaco di Baviera con un titolo quanto mai significativo “Starkes Herz der Lombardei”. “La casa venduta”, del 1930, il romanzo che chiuse la trilogia della famiglia e dell’azienda, raccontò tutte le altre tristi vicende nelle quali la casa editrice si trovò ad operare. Così, forse proprio in quell’anno, scomparve definitivamente il nome della Quintieri edizioni dalla storia della stampa italiana. Per Bianca De Maj si chiudeva l’epoca del proprio piccolo mondo imprenditoriale, ma non certamente quello della sua attività di scrittrice. Ormai le case editrici milanesi avevano conosciuto il suo valore, ne avevano apprezzato la bravura ed ella continuò la sua vita di letterata pubblicando con Rizzoli, ancora con Treves e poi, con la cessazione di questa, con la Garzanti che le subentrò.
Bianca De Maj allargò il mondo dei suoi interessi e delle sue cure letterarie. Oltreché cimentarsi in opere impegnative, ella si immedesimò con l’incipiente moda delle riviste femminili che sempre pubblicavano racconti, favole e piccole storie per le lettrici; furono gli anni in cui le riviste femminili (soprattutto, ma non solo) cominciarono ad avere un’espansione assolutamente sconosciuta prima: e la scrittrice sambonifacese si trovò coinvolta in questa bellissima avventura. La sua sede era ormai saldamente milanese; ma sue sorelle e suoi parenti abitavano a Verona: non v’è dubbio che la De Maj sia ritornata abbastanza spesso nei luoghi che la videro bambina. Le tradizioni ch’ella aveva conosciuto in età giovanile se le era portate con sé così come tanti passatempi ed eventi dei quali era stata partecipe: tutti trovarono posto nei suoi romanzi o nei suoi racconti alla stessa stregua dei parenti e dei conoscenti dei quali ebbe perizia di mutare parzialmente i nomi.
Rimase vedova nel 1942 e, malauguratamente, non aveva figli con cui condividere la solitudine lasciata dal marito. Ella continuò la sua vita di letterata concludendola nel 1951 con “La sposa felice”, edito da Rizzoli, in cui l’addio della scrittrice si mescolò con la storia della propria vita.
Bianca De Maj-Agnese Miglio si spense a Milano il 29 settembre 1953.
Su di lei – come spesso successe – cadde la damnatio memoriae. Delle sue opere e di lei non si parlò più e certamente oggi nessuno avrebbe memoria di questa donna che ebbe notorietà, fama e che condivise – almeno per un tratto di strada – la storia dell’editoria non solo milanese.
Fortunatamente la riscoprì Corrado Buscemi, uno studioso di San Bonifacio, peraltro già cimentatosi in altre imprese letterarie. Con molto scrupolo egli sondò archivi e meandri sconosciuti, con acribia descrisse il non facile né conosciuto percorso della scrittrice e ne estrapolò – dalle numerose opere – alcuni passi significativi. Grazie a lui e alla bibliografia riportata (poco corposa per l’assenza con cui fu trattata), oggi Agnese Miglio – meglio nota come Bianca De Maj – potrà cominciare a rivivere una sua storia nuova.

Bibliografia: Corrado Buscemi, “Il caso De Maj: una riscoperta letteraria” (Sommacampagna, Cierre, 2016). Qui, in calce al volume, si possono reperire altri riferimenti grazie alle ricerche dell’autore.

Giancarlo Volpato

Foto 1 interna da: eBay
Foto 2 in Evidenza da: Enciclopedia biografica e bibliografica italiana: poetesse e scrittrici (Roma, 1941), vol. 1, p. 223

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