Guardini Romano

…a cura di Giancarlo VolpatoPoesia

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Chi è Romano Guardini,

Filosofo, teologo, pensatore, ecclesiastico Romano Guardini nacque a Verona il 17 febbraio 1885. Il padre, Romano Tullo, era un facoltoso commerciante soprattutto di pollame e gestiva una grossa azienda con sede a Verona e in Germania. L’anno successivo, nel 1886, proprio per il lavoro del genitore, la famiglia si trasferì a Magonza: qui il piccolo Guardini iniziò la sua formazione ed acquisirà, per tutto il resto della sua vita, il profondo “humus” culturale della nuova nazione: senza dimenticare mai la sua ascendenza italiana e la profonda cultura del suo paese d’origine. Ottenne la maturità classica a Magonza e poi s’iscrisse all’università per seguire studi di chimica per passare poi, a Monaco di Baviera, a seguire quelli di economia politica.
All’inizio del 1906 avvenne, in Romano Guardini, una svolta radicale; andò a Friburgo in Brisgovia e presso quell’ateneo (dove ebbe come collega di studi Martin Heidegger) frequentò teologia incontrando Josef Weiger che rimarrà, per lui, legato come un fratello e con il quale, molto più tardi, condividerà molti impegni intellettuali ed ecclesiastici. Fu ordinato sacerdote nel 1910 dopo avere frequentato il seminario di Magonza ed avere appreso presso un convento di benedettini – cosa che diverrà uno dei suoi impegni più profondi – il forte legame con la liturgia cattolica. Si laureò in teologia, nel 1911 prese la cittadinanza tedesca per potere insegnare nelle scuole pubbliche. Questa richiesta non incontrò il favore della famiglia né, tanto meno, del padre che, nel 1910, era stato fatto console italiano a Magonza. E questa scelta, che aveva gettato nello sconcerto i suoi cari, apparve, invece, per il primogenito, la naturale conseguenza della cultura ch’egli aveva intrapreso.
Si dedicò subito alla pastorale: i suoi fedeli furono i giovani ai quali, per tutta la sua vita, lo studioso offrirà la sua profonda e smisurata passione. Lavorò con un gruppo chiamato “Juventus” (gioventù, alla latina) per il quale scrisse dei libri e che curò nell’avventura della vita. Durante la guerra fece il cappellano militare nella sua città e nel 1918 pubblicò un celebre libro, destinato a passare alla storia, Lo spirito della liturgia: sarà uno dei tanti, tantissimi che Romano Guardini darà alle stampe e che faranno di lui uno dei più grandi pensatori della filosofia novecentesca europea.
Nel 1919 morì il padre: la famiglia riprese la strada dell’Italia collocandosi tra Verona, il Lago di Como e Isola Vicentina; in queste due ultime località i Guardini possedevano una villa e dei beni; ma Romano rimase in Germania. Nel 1920 conobbe il movimento “Quickborn” (“Sorgente di vita”), un insieme di giovani che proclamavano la pace e la speranza in Dio come fonti primarie dell’esistenza: egli ne rimase affascinato, si legò a loro e per loro costruì alcune opere filosofiche altamente significative. Andò a perfezionarsi a Bonn, fu chiamato all’università di Berlino a insegnare “Filosofia della religione” e “‘Weltanschauung’ cattolica”, (“Visione sociale cattolica”) un corso sulla globalità sociale della religione cristiano-cattolica. Fu, questo, un periodo fecondo e significativo della sua opera: furono gli anni nei quali la straordinaria capacità intellettuale del Guardini produsse esiti importanti. Egli rimase nell’ateneo della capitale sino al 1939 quando i suoi corsi furono soppressi dal regime nazista. Gli fu negato qualsiasi rapporto ufficiale con il pubblico, gli fu tolta la possibilità di predicare e di fare qualsiasi attività religiosa; fu chiusa anche la rivista “Die Schildegenossen” ch’egli aveva fondato e diretto. Il centro di Rothenfels sul Meno, dove aveva la sede il movimento del “Quickborn”, e del quale Guardini era il direttore, venne confiscato.
Il grande studioso fu costretto al silenzio; in quegli anni la sua mente, anziché inaridirsi, diventò il luogo delle più profonde riflessioni: la filosofia della vita, il senso etico della stessa, le attenzioni e le intuizioni. Egli venne costruendo, in modo originale, una prospettiva di sintesi tra l’intuizione fenomenologica e l’eredità classica sulla scorta di San Bonaventura, che era stato il fulcro delle sue dimensioni studentesche. Immanenza-trascendenza, affinità-distinzione, unità-pluralità, formale-informale, singolarità-totalità, produzione-disposizione furono solo alcune delle originali riflessioni che poi il mondo della cultura lesse, acquisì, amministrò quale una delle forme preponderanti della filosofia moderna. Alla figura di Gesù Cristo nel nuovo testamento, alla sua realtà umana, allo studio della sua più alta forma di presentazione al mondo dei viventi, Romano Guardini dedicò libri e molte attenzioni. Egli consacrò, al figlio di Dio, nel 1937, un’opera che rimase nella storia del mondo cattolico, Il Signore: qui lo studioso presentò una figura a tutto tondo, dagli aspetti psicologici fino al mistero nascosto nella sua persona. Alla gioventù dette tutto il tempo possibile e le forze più belle della sua mente: la pedagogia, uno dei fulcri essenziali del suo insegnamento, diventò un fondamento ineguagliabile per qualsiasi evento; i punti cardinali delle sue riflessioni sui giovani poggiavano sull’insegnamento dei principi del cattolicesimo come fonte di serenità ai quali si doveva collegare l’etica; e quest’ultima, profondo sentimento umano oltreché dottrina e indagine speculativa, era la base della persona. Scrisse: “L’essere persona è il dato di fatto etico centrale. Se questo viene rimosso, le persone scompaiono”. “I giovani sono feriti”, aggiungeva, perché erano stati costretti a non ragionare, a subire la propaganda nazista. Durante gli anni della seconda guerra Romano Guardini fu con loro; la sua fama è legata anche al suo libro La Rosa bianca, quel piccolo, ma importantissimo movimento che ebbe vita in Germania dal giugno 1942 al febbraio 1943 quando i quattro giovani (tre uomini e una donna) e un professore vennero giustiziati con il taglio della testa. Eppure erano persone che avevano combattuto sui fronti francesi e russi, ma che non volevano la guerra, che predicavano la pace e la giustizia e si battevano per l’uguaglianza di tutti gli uomini. Da non dimenticare i saggi sulla letteratura e il rapporto con la dimensione religiosa (famoso quello su Dante e la Divina Commedia, ma anche Dostojevski, Nietzche e i grandi classici greci).
Dal 1943 al 1945 si ritirò, per sfuggire a qualsiasi evento, nel villaggio di Mooshausen dov’era parroco Josef Weiger.
Finita la guerra, Romano Guardini riprese ad insegnare, dapprima a Tubinga, le medesime discipline professate a Berlino e poi a Monaco di Baviera dove rimase sempre: qui affrontò, per la prima volta nella storia, anche l’insegnamento di “Antropologia del cristianesimo” dando alle stampe opere ineguagliabili. In tutti i suoi scritti successivi, apparve fortissima l’esigenza di dare, urgentemente, una dimensione religiosa che offrisse risposte alle domande e agli interrogativi profondi dell’esistenza: egli pervenne alla ricerca positiva di un equilibrio superiore che animava le diverse figure mettendone in risalto la grandezza. Il costante contatto con i giovani gli fece aprire porte allo spirito, innovative, piene di conforto. Anche alla storia dedicò tempo e pagine: egli era convinto che la consapevolezza cristiana del momento presente poteva offrire una lettura originale del passato e di ogni momento storico. In definitiva, tutta l’opera di Guardini (oltre quaranta libri, una serie infinita di saggi) volle approdare al superamento del finitismo tragico che contraddistingue, spesso, la volontà di potenza dell’uomo moderno per ritrovare una dimensione di libertà in grado di garantire l’uomo di fronte al predominio della massa e al dispotismo delle diverse forme di dittatura. Fu suo allievo, alla facoltà di teologia, colui che sarebbe diventato, poi, papa Benedetto XVI: “Romano Guardini, scrisse Ratzinger, fu il mio padre e il mio maestro”. Il grande studioso d’origine veronese fu chiamato a partecipare alla Commissione liturgica preparatoria del Concilio Vaticano II nel 1961; purtroppo non poté presenziare alle sedute del Concilio stesso perché abbastanza malato.
Durante la sua vita non dimenticò mai l’Italia: passava settimane nel vicentino (a Villa Guardini di Isola Vicentina), ma soprattutto sul Lago di Como (da dove proveniva la madre) e un po’ meno a Verona, ch’egli ebbe sempre e comunque nel cuore (vi passò, anche, nell’agosto 1968, poco prima della morte); rimase molto vicino ai suoi cari: la madre (scomparve nel 1957 a 95 anni) e i fratelli. Quest’uomo, dal fisico minuto, esile, assai gracile, non eccessivamente dotato per l’oratoria pubblica, era già diventato un monumento della cultura, ma la sua fama maggiore arriverà postuma dal momento che fu definito “Padre della Chiesa del XX° secolo”.
A Paolo VI che gli aveva proposto il cardinalato rispose ch’egli era troppo “piccolo” per tanto merito e lo rifiutò.
Fu insignito di molti riconoscimenti anche in ambito civile: nel 1951 ottenne il Premio per la pace degli editori tedeschi, nel 1956 Verona gli conferì la cittadinanza onoraria e nel 1963 la prima edizione del Premio “San Zeno” dato ai personaggi illustri della città; l’Unione Europea lo onorò con il Premio “Erasmus” a Bruxelles e la Repubblica Federale Tedesca lo insignì della Gran Croce con stella al merito (1959). L’Università di Padova gli conferì la laurea “honoris causa” in pedagogia nel 1965 e quella di Friburgo in Brisgovia aveva già provveduto nel 1954. In suo onore la Katholische Akademie di Monaco di Baviera (ch’egli aveva contribuito a fondare) istituì, nel 1970, il Premio “Romano Guardini”; nella medesima sede esiste anche l’archivio di tutte le sue opere e degli scritti inediti.
Romano Guardini si spense a Monaco di Baviera il 1° ottobre 1968. Al suo nome sono intitolati istituti, convitti, scuole in molti paesi europei tra cui due cattedre nelle università di Berlino e di Monaco di Baviera. A Verona esiste un’Associazione “Romano Guardini”.

Bibliografia: gli studi su di lui e sulla sua opera sono pressoché infiniti. Tutti gli scritti di Guardini tradotti in italiano, sono pubblicati a Brescia, Morcelliana. Ci limitiamo a citarne qualcuno abbastanza vicino alla possibilità delle letture: Ferdinando L. Marcolungo, “Guardini Romano”, in “Dizionario Biografico dei Veronesi (XX° secolo)”, a cura di G. F. Viviani, Verona 2006, pp. 453-455; “L’etica di Romano Guardini: una sfida per il postmoderno”, a cura di F. L. Marcolungo e S. Zucal, Brescia, Morcelliana, 2005”; Geremia Borruso, “Guardini, Romano”, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, 61, Roma 2003, pp. 309-311; Hugo v. Balthasar, “Romano Guardini: riforma dalle origini”, Milano, Mursia, 2000: Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz, “Romano Guardini (1885-1968): la vita e le opere”, Brescia, Morcelliana, 1985. Molti studi sono registrati in G. F. Viviani-G. Volpato, “Bibliografia veronese”, 11 volumi, Verona 1974-2016.

                                                                                                       Giancarlo Volpato

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